La memoria ha un termine?

Perché ti sto chiedendo se la memoria ha un termine?
Bella domanda!
Perché parliamo spesso di tecniche, di metodo, di strumenti, ma quello che sta a fondo, quello che ne rappresenta la struttura, lo conosci davvero?

Alle volte è necessario soffermarsi e chiedersi come tutto sia cominciato, da quali domande si è partiti per capire la forma attuale delle cose.
Facciamolo anche con la nostra amata memoria.

Il XXI secolo è il periodo storico in cui cresce e si concretizza l’interesse verso il funzionamento del cervello.
A partire dagli anni 70, in particolare, si inizia a parlare di neuroscienze, e si attinge a una gamma di discipline specifiche (fisiologia, anatomia, biochimica, genetica molecolare, biofisica ) per comprendere i processi che si attivano nel nostro cervello, in particolare le dinamiche che sono riconducibili al concetto di intelligenza. La memoria è una componente fondamentale dell’intelligenza. La memoria è uno strumento indispensabile per la sopravvivenza di ogni organismo vivente, il quale per vivere non può sottrarsi dall’acquisire, conservare e utilizzare le informazioni acquisite.

La memoria è la sorgente della nostra identità, poiché in essa sono contenute tutte quelle informazioni che riguardano le nostre esperienze, pertanto in mancanza della nostra memoria non avremmo notizie né ricordi di noi stessi. Molto importante è capire come i nostri ricordi entrino a far parte di noi e ci accompagnino per un determinato per periodo. Il ricordo stesso rappresenta un elemento molto importante nella gestione del presente. Ogni ricordo si articola in immagini,in espressioni che sono entrambe alla base di quella che è stata la nostra interpretazione di un’esperienza.

Tutti gli input che i nostri sensi ci trasmettono concorrono a definire la costruzione di una realtà soggettiva. La memoria è in grado di conservare le nostre azioni e percezioni, immagazzinando anche le componenti emotive che le accompagnano. In mancanza della memoria non saremmo assolutamente in grado di svolgere la maggior parte delle azioni che quotidianamente svolgiamo in maniera automatica e spesso inconsapevole. Non saremmo in grado di utilizzare un linguaggio per comunicare con gli altri, non saremmo in grado di udire né di riconoscere.
Entriamo ora nel dettaglio per comprendere come sia articolata la nostra memoria e come si comporta in relazione alle informazioni con cui entra in contatto per poi analizzare un processo fondamentale: l’apprendimento, quello attraverso il quale la memoria si alimenta acquisendo nuove informazioni.

Gli studiosi che si sono dedicati all’approfondimento dei meccanismi che regolano la nostra memoria, in primo luogo il promotore William James (fratello del più noto Enry James), hanno operato una distinzione tra memoria a breve termine e memoria a lungo termine, utilizzando come metro la durata dell’informazione. Il cervello utilizza due e diversi circuiti per i due tipi di memoria.

E no, non è che adesso posso dirti tutto subito: appuntamento al prossimo post!

Nel frattempo però, se ti è piaciuto quello che hai letto e vuoi approfondire, scrivi a manuel@imemouniversity.it