Conosci bene le tue connessioni neurali? Vai con spotify!

Che nesso c’è tra le connessioni neurali e spotify?
Potrebbe sembrare nessuna, ma, come sapete, tutto quel mondo di pensieri e sensazioni che abita nella nostra testa e che definiamo cervello apre infinite connessioni, che a loro volta si affacciano su pianeti sconfinati, tutti terribilmente popolati da situazioni interessanti!

Questo mondo non finisce mai di appassionarci e di spingerci a comprenderne sempre di più le dinamiche.
In questo ultimo periodo ci stiamo dedicando a tutto ciò che lega la memoria al nostro corpo, oggi ci spingiamo un pochino oltre il confine della memoria e proviamo a vedere le cose da una prospettiva più ampia, proprio lì dove sono collocate le connessioni neurali.

Abbiamo scelto un tema caro: la musica, e non è esattamente un caso.

Friedrich Wilhelm Nietzsche, filosofo, saggista e poeta tedesco del IX secolo definisce la musica come l’unica forma d’arte capace di penetrare nel profondo, di cogliere l’essenza di elementi solamente sfiorabili dalle altre forme di arte.

La domanda che ci poniamo oggi è: che tipo di memoria entra in gioco, e più nello specifico, cosa accade nel nostro cervello quando ascoltando un brano musicale riviviamo l’emozione che ci lega a quelle parole, quelle melodie.
Vediamo cosa è emerso da uno studio a campione i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience di Oxford Academic Press. Lo studio è stato condotto da Matthew Sachs, dottorando dell’University of Southern California, in collaborazione con altri ricercatori dell’Università di Harvard e della Wesleyan University, in Connecticut.

Secondo questo studio due specifiche regioni cerebrali sono legate da un numero elevato di fibre.

Il testo originale recita così

“I risultati ottenuti forniscono informazioni sia scientifiche sia filosofiche sulle origini evolutive dell’estetica umana, in particolare la musica, forse uno dei motivi per cui la musica è un artefatto culturalmente indispensabile perché si rivolge direttamente attraverso un canale uditivo ai centri di elaborazione emotiva e sociale del cervello umano”

 

Quindi siamo tutti destinati a emozionarci al primo colpo di note?
Eh no!
Non tutti sono così sensibili, sembra infatti che esistano persone più esposte all’emozione, alla cosiddetta “pelle d’oca” al richiamo di uno stimolo musicale. A livello cerebrale la spiegazione è semplice: alcune persone hanno infatti maggior numero di connessioni neurali tra la corteccia uditiva e le aree che elaborano le emozioni. Questo, in termini pratici, significa che in alcuni casi la corteccia uditiva e le aree adibite alle emozioni comunicano in modo più efficace.

Se vuoi conoscere qualche dettaglio in più sull’argomento scrivi a manuel@imemouniversity.it!