Musica maestro…per la memoria!

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Ma insomma, che storia è questa? Davvero la musica fa bene alla memoria? Qualcuno sembra affermare esattamente questo! Alcuni adolescenti sono soliti addormentarsi con le orecchie in cuffia, dedicando l’ultima parte delle loro giornate all’ascolto dei brani preferiti, i più romantici si abbandonano nelle braccia di Morfeo ripercorrendo testi che hanno accompagnato emozioni particolari, gli incazzosi invece non demordono neanche da sdraiati e, a tutto volume, sembra riescano ad addormentarsi anche loro a ritmo di musica. Al di là del gusto personale, ci interessa, come ben sapete, tutto quello che ha a che fare con la memoria e le sue funzioni, e qui viene il bello! Cosa c’entra la musica con la memoria? Diversi studi sono stati condotti sul tema e i risultati sembrano condurci alla conclusione che la musica faccia davvero bene alla memoria, ma sono necessarie alcune importanti condizioni. Sembra infatti che l’efficacia del suono nella memoria sia maggiore nelle fasi di sonno profondo. Attenzione! Non facciamoci strane idee, magari non includiamo proprio l’intero repertorio musicale internazionale, ma concentriamoci sulla musica “soft”, a basso volume che è stato provato abbia il potere di aumentare la capacità del cervello. Lo studio è stato condotto dapprima da un’équipe tedesca dell’Università di Tubingen ed ha dimostrato come un’esposizione sonora di debole potenza, e sincronizzata al ritmo delle oscillazione cerebrali, potenzi le capacità del cervello e aumenti la memoria. Al test sono stati sottoposte 11 persone per diverse notti. Nel corso della notte ad alcuni di loro veniva “accesa” la musica, agli altri venivano sottoposti altri stimoli. I soggetti esposti alle stimolazioni sonore, al mattino dopo manifestavano una maggiore capacità di ricordare le associazioni di parole eseguite la sera prima di andare a letto. Tutti gli stimoli somministrati in altre fasi del sonno, diverse da quelle di sonno profondo, si sono rivelati nulli. Sembra che il segreto di questa sperimentazione, come spiega l’esperto Jan Born, sia quello di sincronizzare gli stimoli sonori con le onde cerebrali lente che sono proprie del sonno profondo. Il merito di questa scoperta va attribuito anche a un team di ricercatori italiani dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (pubblicato su Nature Neuroscience) che ha reso possibile l’identificazione dei neuroni che sottendono alla regolazione delle onde lente, importantissime per il funzionamento dei neuroni e il consolidamento della memoria. Sembra proprio che la musica abbia il potere di potenziare le onde lente, e, riprendendo le considerazioni di Jan Born possa essere utilizzata per amplificare anche altri ritmi cerebrali che abbiano un significato funzionale riconosciuto, come quello che controllano l’azione da svegli”. Pronta/o per fare questa prova? Noi ci stiamo! Se ti è piaciuto quello che hai letto e vuoi approfondire, scrivi a manuel@imemouniversity.it