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Costruire una nuova credenza: da dove parto?

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Riprendiamo il discorso da dove lo avevamo lasciato: le credenze.

Smontare una credenza depotenziante significa avere la capacità di gestire le proprie emozioni al punto da fare delle scelte importanti come quella di costruire una nuova credenza.

Questo processo può avere luogo solo se si verifica la piena consapevolezza del processo di scelta, e deve accadere dentro di noi.

La leva per introdurre un cambiamento così importante è nella nostra forza di volontà e di distinzione tra ciò che ci rende felici e ciò che per noi rappresenta un disagio. Cercare nel nostro passato un’esperienza, un momento in cui abbiamo fatto qualcosa di straordinario può essere una spinta significativa nel replicare quel comportamento avendone misurato gli effetti positivi in quel momento della nostra vita. Raccogliere informazioni sulla tematica a cui vogliamo avvicinarci, per esempio, è un ottimo primo passo avvicinarci alla credenza desiderata e capire come introdurla nella nostra vita integrandola con il sistema di valori che abbiamo costruito.

Passiamo ai fatti: da dove parto per costruire una nuova credenza?

C’è bisogno di un piano d’azione!

Quando si intraprende un percorso di cambiamento è fondamentale tenere in considerazione la possibilità che non tutto scorra liscio come l’olio e che possano sorgere delle difficoltà.

Per salvaguardarsi dall’ipotesi di un fallimento è importante mantenere 3 punti fermi, quelli a cui far riferimento se qualcosa dovesse tentennare:

1. L’obiettivo: rappresenta il raggiungimento dello stato desiderato, ma è fondamentale definirlo in termini di precisione al fine di poterlo controllare pienamente. Un obiettivo deve essere:

·    Espresso in positivo: dire che voglio stare bene, è diverso dal dire che non voglio stare male. La nostra mente infatti è programmata per valutare prima la possibilità di fare una cosa e poi, eventualmente, di non farla. Voglio dimagrire e non devo più mangiare, seppur apparentemente simili a livello semantico, sono in realtà due cose ben diverse.

·    Chiaro e quantificabile: devo poter capire al meglio il mio obiettivo per poterlo realizzare. Quindi evitare generalizzazioni e descrizioni poco precise, la chiarezza e l’immediata comprensibilità sono prioritarie.

·    Deve avere una scadenza temporale: devo definire entro quale momento temporale voglio che il mio obiettivo sia raggiunto. Questo è il modo più efficace per non perderlo mai di vista e renderne possibile la realizzazione.

2. La motivazione: è leva per agire, l’elemento imprescindibile per svolgere qualunque azione, questo non vuol dire però che mettiamo motivazione in tutte le cose che facciamo, o che mettiamo la stessa motivazione nelle azioni che svolgiamo nella nostra vita. Non è possibile, evidentemente, che tutte le cose ci interessino o ci appassionino in egual misura, per questo è importante imparare a gestire le emozioni e trovare una motivazione per ogni piccola impresa da affrontare e trovare dunque una piccola soddisfazione anche nelle cose che preferiremmo evitare di fare!

3. La strategia: non si può prescindere dall’avere un piano d’azione, un metodo per intraprendere la nostra impresa. Capire quali strumenti servono e quali abbiamo a disposizione, capire quando metterli in atto e come gestirli è il giusto percorso da intraprendere per dirigersi con determinazione verso l’obiettivo.

Questi i tre punti fermi da non perdere mai di vista nel cammino verso l’obiettivo.

L’obiettivo è semplicemente il risultato dei nostri comportamenti e delle scelte che abbiamo operato. Importante, quando ci si pone un obiettivo da raggiungere, avere la piena consapevolezza del punto di partenza per poter misurare, in seguito, la strada che si è fatta,li strumenti che sono serviti e cosa è mancato per poterlo potenziare in una prossima occasione. Porsi domande sulle scelte operate è l’unico modo per capire gli elementi che hanno determinato il successo e quelli che lo hanno ostacolo reso non raggiungibile.

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Identikit delle credenze

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Oggi ci cimentiamo in quest’impresa: fare un identikit delle credenze!
Come possiamo riconoscere una credenza?
Questa la domanda in chiusura del precedente post
La risposta è questa: individuando tre fondamentali elementi:

· Una convinzione di partenza che conduce a delle conclusioni;
· Insegnamenti e luoghi comuni trasmessi da figure autorevoli;
· Estremizzazioni e generalizzazioni: “sempre, mai tutti, nessuno” sono le parole rivelatrici di una credenza.

Il superamento di una credenza è un processo da non sottovalutare perché riguarda lo smantellamento di un sistema ben consolidato e costruito in base ad una nostra esperienza diretta o in base alla trasmissione di un pensiero, un’idea da figure educative autorevoli.
Porsi nella condizione di superare una credenza vuol dire essere aperti, mettersi in discussione e accogliere modi diversi di affrontare e di vedere le cose. Non è facile distaccarsi da un’abitudine o da qualcosa che ci è stato insegnato come giusto, per poterlo fare, dunque, è necessario acquisire consapevolezza e far saltare qualche certezza. Fatto questo primo passo è importante creare le condizioni favorevoli affinché il cambiamento possa avere atto, creare il giusto ambiente, la giusta atmosfera. Un ottimo modo per entrare nel vivo del cambiamento può essere quello di condividere questo processo con persone che sono già immerse nell’abilità che vogliamo acquisire, se crediamo di essere negati per lo sport, nel momento in cui comprendiamo che lo sport invece può entrare a far parte della nostra vita, la vicinanza con persone che lo amano e lo praticano regolarmente ci aiuta ad entrare nel pieno di quella dimensione, a respirarlo, a sentirlo sempre più nostro.
Nel momento in cui costruiamo una nuova credenza non è necessario, né proficuo, rinnegare quella che fino a quel momento ha stazionato nella nostra mente, molto più produttivo è integrarla con la nuova arricchendola tramite la rivisitazione di momenti in cui abbiamo adottato comportamenti diversi.
Cambiare una credenza è un’operazione che richiede molta determinazione e anche una buona dose di coraggio, perché le credenze a cui siamo ancorati rappresentano qualcosa che conosciamo bene e a cui siamo affezionati, pertanto decidere di cambiare rotta può farci sentire esposti al pericolo di sbagliare.
Cambiare una credenza significa avere la capacità di immaginare come cambierà la nostra vita senza quella convinzione, senza quel modo di vedere le cose.
La cosa più importante da fare quando si vuole destrutturare una credenza è riconoscere quanto dolore e quali svantaggi determinerà quella credenza se continuiamo ad accoglierla nel nostro sistema di pensiero. Visualizzare come migliorerà la nostra vita, nel rapporto con gli altri, nel lavoro, nella quotidianità è un ottimo atteggiamento per affrontare in modo sano e stimolante quel cambiamento.
La credenza in costruzione deve avere il potere di sostituire, con il piacere, il dolore generato dalla credenza depotenziante. Le principali leve che spingono le persone all’azione sono il dolore e il piacere.

Tutti gli individui, a prescindere dalle specifiche differenze personali, sono accomunati da qualcosa: il desiderio di star bene.
L’errore che spesso si commette, talvolta inconsapevolmente, è quello di pensare che allontanarsi dal dolore sia sufficiente per stare bene rinunciando così a mettere in moto dei meccanismi per avvicinarsi al piacere. Creare le condizioni per tenersi al riparo dal dolore senza esporsi al rischio di nuove emozioni equivale a vivere a metà. Molto spesso infatti il ricordo di grandi momenti di disagio o sofferenza ci induce a salvaguardarci dall’eventualità di un nuovo dolore precludendoci l’opportunità di vivere anche esperienze felici o comunque ricche di emozioni positive.

Fai una domanda! Scrivi a manuel@imemouniversity.it

Il tacchino e le credenze

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Oggi parliamo di credenze!
Non quelle delle cucina! Quelle che si inculcano nella nostra mente e non ci fanno andare avanti.
Dove eravamo rimasti?
Al tacchino!

Una giovane coppia una sera a cena, lei cucina il tacchino e i due consumano una buonissima cena.
A lui, finita la cena, sorge una curiosità: – Come mai hai cucinato il tacchino senza le ali? -
Lei: – il tacchino va cucinato senza ali! -
Io lo cucino con le ali – replica lui
come è possibile? Chiamo mia madre per saperne di più!
La giovane chiama sua madre, la quale conferma la versione del tacchino senza ali, ricetta che la famiglia tramandava da generazioni, ma la stessa mamma viene colta dal dubbio sulle ali del tacchino per la prima volta nella sua vita. Decide allora di chiamare la sua di madre, quest’ultima chiarisce le convinzioni di figlia e nipote:
Ricordi cara com’era piccola la casa in cui vivevamo? Com’era piccola la nostra cucina e com’era stretto il forno? Ebbene ero costretta a cucinare il tacchino senza le ali!
Svelato il mistero del tacchino, la donna ha trasmesso alle due generazioni successive l’abitudine di cucinare il tacchino senza ali perchè non aveva lo spazio nel forno!
Ecco cosa si intende per credenza: un qualcosa che, non solo condiziona il nostro modo di fare le cose, ma ci spinge a non cercare alternative né soluzioni nuove. La credenza può riguardare una nostra abilità, una caratteristica di una persona che conosciamo o il funzionamento generale di qualcosa. Un’esperienza negativa, capitata in un momento di particolare fragilità può essere all’origine della costruzione di una credenza.
Una credenza può essere: potenziante, depotenziante/limitante, autoaffermante.
Nel primo caso ci riferiamo ad una credenza che ci sostiene nel raggiungimento degli obiettivi ( esempio: ho un carattere forte ce la farò…); nel secondo caso il contrario, una credenza dunque che ci limita nel raggiungimento di un risultato seppur minimo ( esempio: io non so pattinare), nel terzo caso andiamo direttamente all’esempio.
Flavia da bambina amava disegnare. Non si era posta il problema che i suoi disegni potessero piacere o meno, lei si dedicava al disegno senza aspettative. La sua insegnante, che aveva notato questo interesse e la stimolava ad esercitare questa abilità. Il caso volle, però, che un giorno Flavia si dedicasse alla sua passione in casa, dopo aver finito i compiti, si mise a riprodurre un ritratto di Napoleone che era raffigurato su un libro. Probabilmente il disegno di Flavia non riproponeva una copia perfetta di Napoleone tanto che sua madre gettando un’occhiata titubante sul foglio disse: “tesoro mio, sei proprio negata per il disegno”.
Fine di un sogno. A partire da quel momento Flavia maturò la convinzione che il disegno fosse quanto di più lontano da sé perché ogni volta che afferrava la matita ascoltava nella sua mente la frase di sua madre, e le mamme, si sa, a quell’età costituiscono una referenza molto ingombrante. Per anni Flavia ha pensato di essere negata per il disegno, da grande, spinta dalla necessità di ristrutturare la sua casa, ha preso in mano la matita e senza neanche rendersene conto ha iniziato a disegnare la casa che voleva, proprio lì, su quel foglio, con le sue mani.
Tutti siamo esposti al pericolo delle credenze, il primo passo per affrontarle e superarle è, senza dubbio, quello di riconoscerle!

E come si riconoscono?

Ve lo diciamo al prossimo post!

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Non perdere l’obiettivo per colpa del tacchino!

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La scorsa settimana ci siamo fermati qui: all’amico obiettivo!

Conosciamolo meglio. L’obiettivo è ciò che in grado di fare realmente la differenza, perché è l’elemento che ti spinge ad investire il tuo impegno per cambiare le cose facendoti visualizzare come sarà la tua vita quando avrai introdotto e affinato una nuova metodologia.
L’obiettivo è lo slancio verso il cambiamento. Senza un obiettivo non solo la motivazione si indebolisce drasticamente, ma diventa molto difficile scegliere un percorso, una strada da seguire.

Avere un metodo di studio, leggere più velocemente, poter contare su tecniche di memorizzazione efficaci significa poter moltiplicare il proprio tempo e di conseguenza le infinite cose che in quel tempo si possono fare, significa non avere più la sensazione di affanno e di incapacità che alle volte spengono totalmente il piacere di studiare anche argomenti per noi di grande interesse.

Ogni tecnica imparata seguendo questo percorso sarà una preziosa risorsa per il vostro tempo e la vostra energia, è importante affiancare all’apprendimento delle nozioni moltissimo esercizio, la parte applicativa riveste un ruolo molto importante perché solo attraverso l’esercizio è possibile far proprie le conoscenze apprese e trasformarle in abilità.

La sfera del sapere, infatti, si distanzia notevolmente dalla sfera del saper fare, per questo è necessario applicarsi per fondere le nostre capacità e caratteristiche con nuovi strumenti.
Il risultato è raggiungibile solo se si intraprendono delle azioni, ma le azioni a loro volta sono spinte da una motivazione, o meglio, da un’emozione, e l’emozione scaturisce da un pensiero. Questo l’iter di un processo che mettiamo continuamente in atto nella nostre dinamiche di vita.
Dunque è importante comprendere i nostri pensieri, porsi delle domande e fermarsi ad analizzare le risposte, lo stesso processo deve essere attuato per le emozioni e per le azioni che mettiamo in atto con più frequenza, fino a chiederci quali sono i risultati che riusciamo a raggiungere.
Poi ci sono gli ostacoli, quelli non mancano neanche qui, primi tra tutti: le credenze.
Possiamo definire credenza una convinzione ben radicata nella nostra mente, capace di condizionare i nostri comportamenti e legata ad un’esperienza che abbiamo vissuto in passato, anche una sola volta nella vita. La credenza, infatti, è legata all’emozione che quell’esperienza ci ha lasciato nella vita. Le credenze sono frutto di risultati ed esperienze emotivamente molto forti che noi poi prendiamo come vere quasi fossero degli occhiali con cui interpretiamo la realtà. La credenza ci preclude la possibilità di vivere le situazioni con oggettività, costituisce una sorta di filtro attraverso il quale l’esperienza che stiamo vivendo deve passare.
Se ci mettiamo ad analizzare il nostro modo di vedere le cose tutti noi siamo in grado di rintracciare una credenza che condiziona i nostri pensieri e i nostri comportamenti.
Conoscete la storia del tacchino?
Non la conoscete lo so!
Ma non posso raccontarvi tutto ora,con il tacchino appuntamento al prossimo post!

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Apprendere e ottenere risultati: è anche una questione di atteggiamento

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Esatto: l’atteggiamento!

Quando ci si avvicina a qualcosa di nuovo, come può essere l’acquisizione di una competenza o di nuove abitudini, non conta soltanto la capacità di comprenderne i contenuti e i meccanismi, ciò che davvero è importante è l’atteggiamento con cui si dà il via ad una nuova importante esperienza. Le informazioni contenute in questo nostro percorso riguardano un nuovo modo di apprendere che si emancipa da quello tradizionalmente insegnato nei percorsi didattici scolastici per dare allo studente la possibilità di sfruttare al massimo tutte le proprie potenzialità e risorse, in primo luogo quelle della concentrazione e del tempo.
L’apprendimento è un’attività continua e imprescindibile, ognuno di noi mette in gioco le proprie risorse per acquisire nuove informazioni, ma per quanto riguarda l’approccio da utilizzare quando si studia possiamo affermare di aver ricevuto tutti gli stessi insegnamenti. Questi insegnamenti sono entrati a far parte delle nostre abitudini e ci inducono a pensare che quello sia l’unico modo per studiare nuovi contenuti. Leggere più volte, ripetere fino allo sfinimento, fare chilometri di riassunti, queste alcune delle modalità che numerosi studenti ci riportano. A tutto questo aggiungiamo anche cattive abitudini acquisite nel tempo in maniera del tutto autonoma e indipendente dagli insegnamenti scolastici: studiare a qualunque ora, mettersi sui libri dopo grandi abbuffate, studiare a letto, sottoporsi a un sovraccarico di informazioni nella fase di studio sbagliata, etc. Nel corso di questo testo approfondiremo nello specifico tutte queste tematiche, per comprendere l’efficacia di un nuovo modo di affrontare lo studio e l’apprendimento in generale.
Le tecniche di lettura, di studio, di memoria contenute nel nostro percorso non solo sono efficaci al fine del raggiungimento del risultato, ma sono estremamente efficienti in termini di rapporto impegno/risultato.
Per poter applicare strategie più efficaci e innovative, è necessario prima sradicare le vecchie e ben consolidate abitudini facendo leva su una grande forza di volontà e un vero orientamento all’obiettivo che ci siamo posti.
Si tratta, infatti, di un vero e proprio investimento sulla propria persona perché acquisire strumenti per l’apprendimento rapido è anche un’opportunità per comprendere meglio le nostre potenzialità e capire che solo noi possiamo decidere il nostro destino, potendo contare su precise abilità e strategie. Se siamo in grado di assumerci la responsabilità di questo cambiamento e metterci davvero in gioco allora l’obiettivo si profilerà come sempre più raggiungibile.
La motivazione è la risorsa fondamentale a cui affidarsi quando si vuole davvero introdurre un cambiamento importante nella nostra vita.
Acquisire una tecnica che ci consenta di apprendere più velocemente significa introdurre nella nostra quotidianità un cambiamento importante.

Basta ripercorrere la nostra storia scolastica per comprenderne meglio le dinamiche: quanto volte ci è capitato di aver dedicato ore ed ore dei nostri pomeriggi nella preparazione di un esame per poi ritrovarci di fronte al professore imbarazzati e frustrati nel disperato tentativo di recuperare la risposta nella nostra memoria?

Oppure quante volte anche a voi è successo di non riuscire a mettervi sui libri e a concentrarvi come dovevate nonostante la mole di studio da smaltire?

Quanto è frustrante leggere un testo numerose volte per giungere poi alla conclusione di non aver capito realmente il contenuto?
Situazioni di questo tipo, e ne potremmo riportare ancora a decine, si presentano ripetutamente nel percorso di ogni studente e possono rivelarsi frustranti e ostacolare una buona preparazione e quindi anche una valutazione positiva.
Bisogna mettere in discussione le abitudini consolidate per dare una svolta alle nostre giornate in un’ottica di orientamento al risultato.
Avere una giusta motivazione è possibile ad una sola condizione: avere un obiettivo.
Ma di questo parleremo nel prossimo post!

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Tecniche di memoria: quando tutto è cominciato

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Con il post  della scorsa settimana abbiamo iniziato un viaggio nel tempo, per capire come siamo arrivati alle tecniche di memoria più efficaci! Al di là degli aspetti storici interessanti da scoprire, quello che ci interessa approfondire in questo percorso è come i cantori e i rapsodi fossero in grado di ricordare migliaia di versi.
Lo studioso tedesco W. Radloff si dedicò allo studio di questo fenomeno:

« Ogni cantore appena appena abile improvvisa sempre i suoi canti secondo l’ispirazione del momento, così che non è in condizione di recitare due volte un canto in modo perfettamente uguale. Ma nessuno pensa che questa improvvisazione produca un canto ogni volta nuovo. […] Egli essendosi esercitato a lungo nella performance ne ha pronte, se così posso dire, un’intera serie di parti, che nel corso del racconto mette insieme in maniera acconcia. Queste parti sono descrizioni di determinati occurences e situazioni, come la nascita dell’eroe, il risveglio dell’eroe, il prezzo delle armi, la preparazione al duello, […] L’arte del cantore consiste nel mettere in successione queste parti come è richiesto dal corso degli avvenimenti e nel collegarle con versi composti ex novo. Il cantore sa cantare queste parti in modo assai diverso. Egli è capace di tratteggiare la stessa immagine in pochi tratti veloci o di descriverla più ampiamente o di procedere con epica ampiezza ad una descrizione molto dettagliata. […] Un cantore abile può perform impromptu qualsiasi tema, qualsiasi racconto, se gli è chiaro l’andamento della vicenda. »

Le mnemotecniche rappresentano un importante strumento volto ad aumentare le potenzialità della memoria nello svolgimento della funzione di conservazione delle informazioni. Come abbiamo visto, le mnemotecniche venivano utilizzate sin dall’antichità nel tentativo di trasmettere il sapere di generazione in generazione.
La parola Memoria deriva da Mnemosine, nel mito la madre delle Muse, protettrici dell’arte e della storia.
La dea Memoria dona ai poeti la capacità di tramandare il passato, rendendo così immortali gli uomini le cui gesta meritano di essere ricordate.

Volendo ricostruire questo fenomeno sin dalle origini possiamo appellarci a Cicerone, il quale riconosce in Simonide di Ceo il primato nell’utilizzo delle tecniche di Memoria.
A Simonide di Ceo si riconosce il merito di aver fatto emergere uno dei più importanti meccanismi su cui si basano le dinamiche della memoria: l’associazione. Importante per la comprensione di questo passaggio riportare la vicenda che si narra essere all’origine di questa importante intuizione.

A Simonide di Ceo era stata commissionata la declamazione di alcune sue opere durante un banchetto per la celebrazione dei giochi olimpici. Terminata la declamazione, Simonide si allontanò, salvandosi dalla sciagura che travolse i commensali: l’improvviso crollo del soffitto uccise tutti i presenti, la caduta fu così violenta che non fu possibile riconoscerli in volto per quanto fossero alterati i loro lineamenti.

L’unico modo per ricostruire l’identità degli invitati fu affidarsi alla memoria di Simonide, il quale ricordando la posizione che occupavano a tavola riuscì a ricordarne i visi.
Questo aneddoto è fondamentale perché Simonide intuì il legame tra le immagini e la capacità di ricordare.

Appuntamento al prossimo viaggio nel passato e al prossimo post!

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Un po’ di storia…della memoria!

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Prendiamoci una piccola pausa dalle mappe mentali e andiamo a sfogliare qualche pagina di storia…della memoria!
Il valore inestimabile della memoria è noto all’uomo sin dall’antichità. Prima che la scrittura cambiasse il destino dell’umanità e determinasse l’immortalità dei contenuti c’era già chi si si dava un gran da fare per rendere le storie immortali ed è per questo che le tecniche di memoria hanno un’origine remota.
Nell’antichità il mezzo di trasmissione delle informazione era l’oralità, le forme di apprendimento erano dunque strettamente legate all’ascolto dei cantori e alla memorizzazione dei loro contenuti, a loro volta i cantori si avvalevano di tecniche di memorizzazione per esercitare al meglio il loro ruolo di custodi della tradizione.
Nell’antica Grecia il cantore professionista era definito aedo ed era considerato da tutta la comunità come un personaggio sacro. Nella arti figurative veniva raffigurato cieco, come se le sue doti di sensibilità e capacità di entrare in contatto con gli Dei rendessero superfluo il senso della vista. Gli aedi, i cantori, si esibivano durante le cerimonie pubbliche o le occasioni conviviali per intrattenere il pubblico, ad essi si affiancava anche un’altra figura: quella del rapsodo, il recitatore professionista. Il rapsodo era specializzato nelle recitazioni dal tono drammatico e utilizzava tecniche di memoria e di apprendimento molto raffinate: formule e ripetizioni di sequenze che garantivano una perfetta resa dei contenuti.

Oltre ai cantori e rapsodi, spaziando per altre culture, esisteva anche il bardo che, nella cultura celtica, era colui che aveva il compito di narrare le gesta eroiche dei guerrieri e di imprese epiche. I bardi erano considerati preziosi custodi del sapere e ricevevano un’istruzione specifica per memorizzare tutte le tradizioni del popolo celtico. Spostandoci in Africa occidentale, invece, troviamo il Griot, un poeta cantore che svolgeva il compito di preservare il sapere degli antenati.

L’oralità dunque rappresentava il canale privilegiato di trasmissione del sapere, in quanto rapido, immediato. I contenuti venivano trasmessi attraverso diverse forme: narrazioni, leggende, miti, canti.
Ogni sistema di tradizione orale, per garantire al massimo l’efficacia della trasmissione del messaggio, era appoggiato su una precisa struttura, a un insieme di tecniche che possono garantire ai professionisti della trasmissione orale una buona riuscita della loro declamazione.
La trasmissione della tradizione orale richiedeva, naturalmente, un’impostazione articolata su un linguaggio chiaro e lineare, molto immediato, in cui il professionista potesse avvalersi di ausili tecnici caratterizzato dalla presenza di similitudini in grado di facilitare le associazioni, da uno stile formulare caratterizzato da ripetizioni e la presenza di un elevato numero di appellativi, ad esempio, i patronimici. Il patronimico è all’interno del nome, è quella parte che denota la discendenza familiare. Un altro strumento narrativo molto utilizzato consisteva nell’uso dei topoi, ovvero dei luoghi narrativi.

L’aedo poteva servirsi di questi strumenti anche nel caso di una leggere dimenticanza, poteva infatti indugiare su una strofa se si rendeva conto di non ricordare quella successiva avvalendosi dell’aiuto di questi strumenti. Le migliaia di versi che costituivano un poema non venivano mai decantate in un’unica occasione, l’aedo infatti le scomponeva per rendere più agile la diffusione. Gli aedi dovevano possedere due grandi abilità; la memoria e l’immaginazione. La memoria storica, indispensabile per ricordare e custodire il sapere tramandato, tutti i passaggi e le imprese che avevano determinato le conquiste della civiltà e l’immaginazione, indispensabile per la creazione di associazioni a loro volta utili nel recupero del ricordo.

L’aedo era una figura professionale specializzata ed esistevano delle scuole deputate a questo compito, particolarmente prestigiosa era quella degli Omeridi di Chio, ispirata alla figura di Omero.
Dalla tradizione apprendiamo anche che vi erano scuole di aedi che tramandavano di generazione in generazione i propri canti; particolarmente famosa era quella degli Omeridi, nell’isola di Chio, che si vantavano di discendere dal grande Omero.
Allora ti è piaciuto questo viaggio nel tempo?
Manca ancora un po’ di strada per scoprire come siamo arrivati alle mappe mentali e altre tecniche di memorizzazione.

Se ti è piaciuto quello che hai letto e ti interessa approfondire il tema della memoria e delle tecniche di memorizzazione puoi partecipare a una lezione di prova dal vivo!
Contatta manue@imemouniversity.it

Mappe mentali in azione contro i fattori di disturbo

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Abbiamo quasi terminato questo lungo viaggio nell’affascinante mondo delle mappe mentali.

Oggi parliamo dell’ultimo, ma non meno importante, gruppo di errori: quelli legati a fattori di disturbo:
Uno dei principali ostacoli ad un corretto apprendimento spesso risiede nell’incapacità di calendarizzare i tempi dello studio.

La mancanza di un lavoro di pianificazione disorienta moltissimo lo studente, il quale, non avendo né una scansione dei ritmi né micro obiettivi temporali procede in maniera caotica e non casuale. Organizzare i tempi dell’apprendimento è un’operazione fondamentale, sapere a che punto si è, e rispetto a cosa, è l’unico modo per procedere gradualmente ed efficacemente all’ assimilazione dei concetti.

Avere tempi di studio troppo brevi può compromettere l’efficacia dell’apprendimento perché non si riesce a raggiungere un alto livello di concentrazione, così come trascinare la concentrazione oltre il tempo opportuno può condurre ad un affaticamento controproducente. Bisogna conoscersi per essere consapevoli dei propri ritmi e tempi.
L’organizzazione del materiale didattico non è certo meno decisiva di quella del tempo.

Nel momento in cui si approccia al programma da studiare è importante capire come strutturarlo per raggiungere l’obiettivo desiderato, immaginare come quel materiale debba essere trasformato alla fine del nostro percorso di studio e che struttura debba avere lo stesso percorso.
La scelta di un determinato metodo di studio nello svolgimento del programma deve poter contemplare una certa flessibilità a seconda degli argomenti trattati: non si può studiare tutto allo stesso modo. Ci sono materie che reputiamo più interessanti e in cui riusciamo meglio e materie in cui rendiamo meno, questo richiede l’utilizzo di approcci diversi nel momento in cui ci si pone nella condizione di doverle studiare.
La trattazione di questi frequenti errori vuole essere un modo per migliorare l’iter dello studente rendendolo consapevole dei rischi a cui si espone ignorando i pericoli di cattive abitudini. L’autodisciplina, la consapevolezza delle proprie potenzialità e un buon metodo costituiscono il bagaglio di strumenti necessario e indispensabile per un sano ed efficace apprendimento.
Alla consapevolezza e l’autodisciplina va aggiunto un altro ingrediente che è la capacità di rischiare, di imparare a partire dall’errore!
A tale proposito ci piace ricordare la storia della pulce.
Sapete che la pulce salta 20 volte la sua altezza? Ebbene gli scienziati hanno pensato di fare uno studio sulla sua capacità di adattamento sistemandola all’interno di un barattolo e chiudendo il tappo, operazione che, ovviamente, non consentiva alla pulce di saltare in funzione delle sue reali potenzialità! Con i primi tre salti la pulce porta a casa tre testate clamorose, al quarto capisce l’andazzo e il suo slancio si abbassa, anche rimettendo il tappo la pulce resta su un salto basso.

Gli scienziati decidono allora di scaldare il fondo per indurla a saltare e quest’ultima, tolto il tappo, finisce fuori dal barattolo. Gli scienziati applicano di nuovo il tappo e la pulce batte nuovamente perchè si era di nuovo abituata, dunque si ricalibra e, qui viene il bello, la pulce inizia a fare una cosa particolare: ogni 10 salti ne fa uno più alto per capire se se c’è il tappo!
Così la pulce misura i propri limiti e sceglie di sbagliare e di battere puntualmente la testa per capire se ha l’opportunità di tornare libera.
Questo è fondamentale per introdurre nuove strategie di apprendimento.
Se ti è piaciuto quello che hai letto vieni ad assistere ad una lezione introduttiva di iMeMo University, nella quale vedrai dal vivo come costruire una mappa mentale e potrai chiarire i tuoi dubbi.
Per informazioni contatta manuel@imemouniversity.it

Mappa mentale vs errori di contesto! Non c’è battaglia!

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Come avrai capito la mappa mentale ha un ruolo molto importante in termini di metodo di studio, di processi di memorizzazione, di opportunità di apprendere senza rimanere legati a sovrastrutture limitanti.
Nel post precedente abbiamo incontrato i nemici della mappa mentale, nello specifico gli errori legati alla gestione del testo.

Oggi smantelliamo un altro ostacolo su cui lavorare e riguarda gli errori legati al contesto.
L’assimilazione dei contenuti, in un processo di apprendimento per essere realizzata pienamente richiede delle specifiche condizioni di contesto. Fattori apparentemente irrilevanti coma la posizione in cui si studia, o l’ambiente in cui ci troviamo mentre analizziamo il testo possono avere una notevole incidenza sul processo di assimilazione dei concetti. Quando parliamo di posizione ci riferiamo naturalmente alla postura adottata al momento dello studio. Sembra scontato dover ribadire che la postura più sana per studiare sia seduti a una scrivania e composti, ma a quanto ci raccontano gli studenti che si rivolgono a noi, questo elemento non va dato assolutamente per scontato visto che una piccola percentuale di studenti studia assumendo la postura indicata. Ci giungono location di ogni tipo dai racconti delle esperienze dei nostri studenti: dondolo da giardino, sdraio, letto, divano, panchine, prato del parco, autobus!
Queste posizioni non solo sono dannose per la colonna vertebrale, il collo, le braccia, ma sono deleterie anche per la concentrazione perché in breve tempo danno luogo ad una sintomatologia che induce lo studente a cambiare posizione e per questo a interrompere continuamente il processo di apprendimento. L’interruzione dello studio dovuta al cambiamento di posizione, o addirittura di luogo, è casuale e non rispetta gli intervalli di pausa regolari previsti per lo studio.
Una giusta posizione facilita la concentrazione ed è senza dubbio più salutare.
Se vogliamo favorire la nostra concentrazione e la velocità di lettura è necessario assumere una posizione eretta e usufruire di un leggìo. Questo consente la migliore visione dei testi che dobbiamo studiare, favorendo una respirazione diaframmatica corretta che consente di mantenere alta la concentrazione e ci velocizza nella lettura del testo.
Va aggiunto che oltre ad una ponderata scelta della seduta andrebbe assolutamente considerata anche la scelta del tipo di ambiente, lontano da musica, televisione, voci distraenti, luoghi rumorosi.
Appuntamento al prossimo errore…ops al prossimo post!

Se ti è piaciuto quello che hai letto vieni ad assistere ad una lezione introduttiva di iMeMo University, nella quale vedrai dal vivo come costruire una mappa mentale e potrai chiarire i tuoi dubbi.
Per informazioni contatta manuel@imemouniversity.it

 

 

La mappa mentale contro i 3 nemici dell’apprendimento

mappa mentale

Quello della mappa mentale è davvero un pianeta infinito!
Dopo aver analizzato la struttura di un metodo di studio efficace, è fondamentale, in questa nostra azione di supporto per lo studente o per chiunque si trovi in un processo di apprendimento, avere un quadro dettagliato degli errori in cui è più facile cadere, e in cui, non a caso, incappa una percentuale altissima di persone.

La mappa mentale è strutturalmente funzionale al superamento di molti errori nell’apprendimento!
Possiamo individuare diverse tipologie di errori suddividendoli in:
· Errori legati alla gestione del testo;
· Errori legati al contesto in cui avviene l’apprendimento;
· Errori legati ai fattori di disturbo
Oggi ci occupiamo degli errori legati alla gestione del testo.
Ecco i 3 principali:
1. La sottolineatura;
2. Il riassunto;
3. La ripetizione meccanica
La sottolineatura è tra le pratiche in assoluto più utilizzate per evidenziare nel testo i contenuti ritenuti importanti. Spesso l’impegno e il tempo profusi per l’attività di sottolineatura possono rivelarsi del tutto persi se si considera che a volte ci si sofferma su un passaggio del testo che potrebbe essere inglobato in un capitolo successivo magari anche con elementi di approfondimento più dettagliati!

In questo caso la sottolineatura si trasforma in una inutile perdita di tempo. La sottolineatura è il primo segnale di rapporto con il libro, ci è stato insegnato, erroneamente, che per memorizzare un argomento l’azione da compiere sia quella di sottolineare i momenti più significativi della trattazione, senza considerare che, oltre alla perdita di tempo si corre il serio rischio di ritrovarsi di fronte a interi periodi sottolineati in cui non è più possibile operare una distinzione tra ciò che è importante e merita di essere evidenziato e ciò che non lo è. La sottolineatura, specie se praticata in modo maniacale, è indice di scarsa sicurezza, è un modo per tentare di catturare contenuti di cui non si è certi di avere padronanza. La sottolineatura non facilita affatto l’azione di selezione delle informazioni chiave, ma aumenta il carico delle cose da ricordare non risultando a quel punto di nessuna utilità. La situazione si complica ulteriormente quando la sottolineatura viene praticata con molti colori diversi ottenendo così di studiare su un testo molto disordinato e per niente chiaro, pieno di segnali non riconducibili ad alcun significato. Inoltre è importante non utilizzare colori che stanchino troppo la vista, come evidenziatori particolarmente cangianti o pennarelli scuri che addirittura cancellino la parola stessa.

Il riassunto rappresenta per molti studenti una modalità di apprendimento estremamente rassicurante. In molti infatti l’idea di rielaborare i contenuti è il modo più efficace per assimilarli. Il riassunto, in realtà, è uno strumento estremamente ingannevole, questo perché non solo non garantisce il ricordo di quello che si è sintetizzato, ma anche perché richiede l’avvio di un nuovo processo di apprendimento per lo studio del testo rielaborato. Il tutto conduce ad una conclusione molto poco incoraggiante: una clamorosa perdita di tempo e una scarsa assimilazione dei contenuti.

La ripetizione meccanica
Leggere e ripetere un testo per memorizzarne i contenuti ed esercitarsi all’esposizione è un altro dei metodi più utilizzati.
In verità la natura meccanica di questa modalità rende molto poco vivace l’approccio con il testo in quanto non sollecita le capacità di lettura critica dello studente che si base sulla memorizzazione di parole utilizzate dagli autori senza produrre proprie argomentazioni rispetto alle tematiche proposte.

Per adesso ci fermiamo qui…appuntamento al prossimo post

Se ti è piaciuto quello che hai letto vieni ad assistere ad una lezione introduttiva di iMeMo University, nella quale vedrai dal vivo come costruire una mappa mentale e potrai chiarirti i tuoi dubbi.
Per informazioni contatta manuel@imemouniversity.it

Mappa mentale: come hai fatto finora senza?

mappe mentali imemouniversity

Torniamo a parlare della mappa mentale, nel caso tu te lo sia perso, ti consiglio di leggere il post precedente!
Continuiamo ad analizzarne i vantaggi.

La mappa mentale, come abbiamo visto, permette di creare dei collegamenti inserendo riferimenti e legami.
Dopo aver illustrato l’utilità di questo prezioso strumento, passiamo alla fase empirica ed entriamo nel merito della costruzione di una mappa mentale.
Iniziamo a schematizzare il procedimento:
· Iniziamo dalla scelta del foglio: preferibilmente bianco, senza righe né quadretti. Un foglio pulito si presta maggiormente allo scopo di una mappa, perché favorisce una percezione chiara e ordinata dei contenuti riportati;
· La mappa deve essere sviluppata, e quindi letta, seguendo la direzione orizzontale del foglio. A livello percettivo l’espansione in orizzontale trasmette la sensazione di uno spazio più esteso;
· La scelta della collocazione della mappa nel foglio: la mappa parte sempre dal centro e si sviluppa verso l’esterno in ogni direzione;
· L’argomento va scritto al centro della mappa;
· L’argomento della mappa deve essere unico, una mappa per argomento;
· Scegliere preferibilmente il carattere stampatello perché è più chiaro e leggibile;
· La mappa si sviluppa a rami o anelli;
· La parola chiave va scritta preferibilmente sopra al ramo;
· Si consiglia di utilizzare più colori per differenziare;
· Se capita di non avere più spazio e voglio inserire una parola chiave posso scrivere sotto al ramo e utilizzare un codice per recuperare l’informazione in maniera ordinata;
· Se si vuole evidenziare un ramo perché più importante di altri basta renderlo graficamente più spesso.
· Inserire immagini: in questo modo si facilita il compito di memorizzazione in quanto la capacità della memoria di riconoscere le immagini è illimitata;
· Utilizzare la differenziazione nella dimensione dei caratteri, delle immagini e delle linee per sottolineare il diverso livello di importanza dei concetti;
· Utilizzare le frecce per creare per associare i concetti e suggerire una direzione ai pensieri nel consultare la mappa;
· Utilizzare gli anelli per creare delle gerarchie: più vicini al centro gli argomenti principali, verso l’esterno quelli meno fondamentali.

Tutto chiaro?
Se ti è piaciuto quello che hai letto vieni ad assistere ad una lezione introduttiva di iMeMo University, nella quale vedrai dal vivo come costruire una mappa mentale e potrai chiarirti i tuoi dubbi.

Per informazioni scrivi a manuel@imemouniversity.it
Appuntamento al prossimo post!

Ecco a voi Sua Maestà la mappa mentale

mappa mentale imemouniversity

Eccoci finalmente a parlare di lei, l’indiscussa regina del regno della memoria: la mappa mentale.
Molti studenti affrontano lo studio di un testo con un approccio che non facilita il processo di memorizzazione dei concetti. Lo studio di un test viene scandito da una serie di intervalli di ripetizioni che abbiamo scoperto non essere poi così funzionali alla memorizzazione dei contenuti. Le neuroscienze infatti hanno scoperto che ripetere un concetto con lo scopo di memorizzare non funziona pienamente e soprattutto richiede un dispendio di energia e tempo di gran lunga superiore a quello necessario.

E allora, perchè perdere tempo? Poiché quello che ci interessa è rendere l’approccio allo studio quanto più efficace possibile, introduciamo ora la prima tecnica di memorizzazione: la mappa mentale. La mappa mentale si fonda sul principio associativo del pensiero ed è una metodologia studiata per integrare nuovi concetti con la struttura cognitiva preesistente. La mappa è un metodo formidabile perché consente di memorizzare i contenuti sin dalla fase della sua stessa stesura. Solo costruendola infatti si memorizza il 60% del contenuto. La mappa è uno strumento potentissimo perché consente la memorizzazione dei concetti rendendo lo studente autonomo e indipendente dal libro, nella fase di ripasso infatti la mappa, se ben costruita, è l’unico riferimento da seguire.
La mappa mentale costituisce aggrega un mix di componenti potentissimo per la facilitazione dei processi di memorizzazione, in quanto ognuno di questi elementi è in perfetta armonia con i meccanismi naturali del cervello e con la propensione individuale all’apprendimento: associazione, chiarezza, personalizzazione, creatività.
Vediamo di seguito gli aspetti che rendono la mappa più efficace ai fini della memorizzazione delle informazioni:
· Avere una panoramica generale del programma studiato: uno dei più grandi vantaggi derivati dall’uso della mappa mentale è quello di avere una visione globale del programma studiato, in quanto la mappa avendo una struttura grafica ramificata consente alla mente di lavorare in simultanea.
Riuscire a declinare in parole richiederebbe la costruzione di un discorso articolato, tutto quello che una mappa è in grado di contenere risulterebbe piuttosto complicato da parafrasare e non avrebbe la stessa efficacia in termini di visione complessiva dei contenuti, in quanto una rappresentazione grafica è chiaramente più rappresentativa di una successione di parole.
· La lingua scritta è utilizzata nella mappa in modo lineare, e questo rende più facile e immediato il ricordo delle informazioni contenute.
· La parola chiave è inseribile all’interno della mappa, dunque scegli la collocazione più logica e costruisci il senso di quel concetto. Inoltre, piccola nota pratica, se utilizzi la tecnica della mappa mentale anche per prendere appunti in classe, ti rendi conto di quanto sia più facile rimanere concentrato in ascolto del prof, senza perdersi per strada nel tentativo di recuperare l’ultima frase che non siamo riusciti a scrivere per intero.
· La mappa ti consente di inserire delle aggiunte, con un solo passaggio, dunque, ti sarà possibile integrare nuovi contenuti nella mappa senza alterarne l’ordine né l’equilibrio.
· Le idee vengono rese concrete attraverso la rappresentazione e dunque sono più facilmente assimilabili

Non è finita qui…appuntamento al prossimo post!

Pronti per imparare una nuova lingua?

imparare una nuova lingua

Quante volte vi è capitato di andare in giro in una città all’estero e avere il desiderio di comunicare con le persone che incontrate?
Immagino molte!
Per non parlare delle occasioni in cui vi siete rese/i conto che guardare un film in lingua originale vi avrebbe fatto cogliere meglio il senso di alcune battute.
E allora che aspettate a studiare la lingua che più vi interessa?
“Ma se una lingua non sei costretto a parlarla per necessità, stando sul posto per un periodo…”
Ma che bella scusa!
Avere l’opportunità di stare a stretto contatto con la gente del posto è il più grande vantaggio che si possa avere quando si decide di studiare una lingua straniera.
Questo però è un privilegio che non tutti possono permettersi per vari motivi, e allora è necessario rimboccarsi le maniche e individuare una strategia che ci metta nelle condizioni di comunicare con chi parla una lingua diversa dalla nostra.
Lo studio di una nuova lingua non è solo un modo per riuscire a comunicare con persone straniere, ma è anche un modo per conoscere a fondo gli elementi che caratterizzano una cultura diversa dalla nostra.
Al momento, lo studio della lingua inglese coinvolge la maggior parte delle persone, in quanto la lingua inglese è un importante canale di comunicazione capace di raggruppare cittadini di tutto il mondo.
Riconosciuta l’importanza prioritaria dell’uso della lingua inglese non va dimenticato chi,per diverse esigenze ,ha invece necessità di imparare un’altra lingua o addirittura lingue che ormai non si parlano più come il greco antico e il latino.
La strategia migliore per memorizzare una lingua straniera è sempre basata sulla tecnica delle associazioni, che vedremo nel dettaglio nel prossimo capitolo.
Vi anticipo che per rendere più efficace l’associazione è necessario concentrarsi sulla pronuncia, pertanto memorizzare in primo luogo le nozioni di fonetica può aiutare moltissimo.
Conoscere la fonetica è importante per capire come una parola si scrive e si pronuncia, una volta conosciute le regole della fonetica sarà necessario ricordare solo le eccezioni.
La cosa più importante è individuare un metodo, una tecnica da poter applicare a qualunque lingua.

Imparare una nuova lingua attraverso l’uso delle tecniche di memoria può essere anche molto divertente, oltre che fortemente utile naturalmente.

L’ importante, una volta appresa la metodologia, è, come al solito, darsi dei solidi obiettivi, partendo magari dalla memorizzazione di un certo numero di parole al giorno.

La motivazione va sempre tenuta bene a mente, perché è la risorsa più importante nei momenti di difficoltà, è la leva per continuare ad andare avanti quando qualche piccola difficoltà può scoraggiarci o farci perdere di vista l’obiettivo.

Dunque, prima di addentrarci nell’aspetto tecnico della questione, analizzando il metodo, preoccupiamoci di conoscere a fondo la nostra motivazione, focalizziamo il punto in cui vogliamo arrivare e…via!

S.O.S. Memoria: perché dimentichiamo?

memoria - imemouniversity

Perché dimentichiamo?

La memoria può fare brutti scherzi!

L’oblio è un processo che può spaventare, la sola idea di perdere informazioni relative alla nostra vita può avere il potere di gettarci nello sconforto più totale. In verità l’oblio, come processo naturale e non causato da traumi o disturbi, è un processo assolutamente utile.
Ebbinghaus, che ha dedicato molti studi ai processi della memoria, si rese conto che l’oblio non ha una frequenza lineare, ovvero inizialmente si dimentica molto più rapidamente che nei momenti successivi.
La memoria può essere: a breve termine e a lungo termine, analizziamo ora l’oblio in funzione di questa distinzione.
Nella memoria a breve termine si giunge all’oblio per decadimento della traccia oppure per interferenza con informazioni apprese successivamente, dunque entrambi fattori concorrono alla cancellazione dell’informazione, sia l’indebolimento della traccia che il richiamo fra altre tracce che soppiantano le precedenti.
Nella memoria a lungo termine, invece, gli studiosi sono giunti alla conclusione che, a prescindere dal tempo trascorso, all’origine del processo di oblio va rintracciata l’interferenza.
Esistono due diversi tipi di interferenza:
· Interferenza o inibizione proattiva: i ricordi preesistenti interferiscono con l’apprendimento di nuove informazioni, le vecchia traccia, dunque, emerge e si afferma a scapito della nuova.
· Interferenza o inibizione retroattiva: le nuove informazioni apprese impediscono il ricordo di vecchie informazioni, le nuove informazioni sostituiscono le vecchie. All’aumentare dei dati in entrata si intensifica l’interferenza, in particolar modo quando le nuove informazioni interferiscono con tracce precedenti relativamente deboli;
Nel processo dell’interferenza quanto più simile è il materiale da ricordare quanto maggiore è il fenomeno dell’interferenza.
L’interferenza proattiva e l’interferenza retroattiva dimostrano che le nostre esperienze tendono ad entrare in contatto fra loro, con la conseguenza che è piuttosto difficile che il ricordo di un’esperienza sia completamente avulso rispetto al ricordo di altre esperienze. Una forte similitudine tra le esperienza determina un’alta probabilità che interagiscano.
Lo studio dell’oblio non ha trascurato anche l’insorgere di aspetti emotivi all’origine di questo fenomeno.
Freud per primo se ne occupò, sostenendo che gran parte dei processi di oblio che ci riguardano potrebbero essere legati al tentativo di eliminare fatti associati ad elementi che generano angoscia.
È chiaro che lo stato d’animo possa avere il suo peso nel fenomeno dell’oblio, anche perché le componenti emotive possono influenzare il livello di attenzione e, di conseguenza, anche di distrazione. È stato provato, attraverso specifici esperimenti sia sull’uomo che sugli animali, che i soggetti se sottoposti ad alti e prolungati livelli di stress, ansia, paura possono manifestare carenze di apprendimento o perdita di memoria che variano da un livello basso a stati più gravi. Sono piuttosto frequenti episodi di amnesia o perdita parziale di memoria a seguito di un forte stress o un trauma emotivo.

Ancora studi sottolineando?

memorizzazione

La prima tecnica di memorizzazione che vogliamo trattare è la mappa mentale.

Molti studenti affrontano lo studio di un testo con un approccio che non facilita il processo di memorizzazione dei concetti.

Qualche giorno fa, in treno, mi è capitato di osservare un ragazzo che “decorava” il suo libro di testo con una linea di sottolineatura continua. La domanda è: come puoi, attraverso una sola sottolineatura, comprendere meglio quello che leggi? Queste affermazioni non scaturiscono dal gusto personale, ma da conoscenze ben più consolidate delle tecniche di memoria.
Lo studio di un testo viene scandito da una serie di intervalli di ripetizioni che abbiamo scoperto non essere poi così funzionali alla memorizzazione dei contenuti. Le neuroscienze, infatti, hanno confermato che ripetere un concetto con lo scopo di memorizzare non funziona pienamente e soprattutto richiede un dispendio di energia e tempo di gran lunga superiore a quello necessario. Poiché quello che ci interessa è rendere l’approccio allo studio quanto più efficace possibile introduciamo ora la prima tecnica di memorizzazione: la mappa mentale. La mappa mentale si fonda sul principio associativo del pensiero ed è una metodologia studiata per integrare nuovi concetti con la struttura cognitiva preesistente. La mappa è un metodo formidabile perché consente di memorizzare i contenuti sin dalla fase della sua stessa stesura. Solo costruendola infatti si memorizza il 60% del contenuto. La mappa è uno strumento potentissimo perché consente la memorizzazione dei concetti rendendo lo studente autonomo e indipendente dal libro, nella fase di ripasso infatti la mappa, se ben costruita, è l’unico riferimento da seguire.
La mappa mentale costituisce aggrega un mix di componenti potentissimo per la facilitazione dei processi di memorizzazione, in quanto ognuno di questi elementi è in perfetta armonia con i meccanismi naturali del cervello e con la propensione individuale all’apprendimento: associazione, chiarezza, personalizzazione, creatività.
Vediamo di seguito gli aspetti che rendono la mappa più efficace ai fini della memorizzazione delle informazioni:

  • Avere una panoramica generale del programma studiato: uno dei più grandi vantaggi derivati dall’uso della mappa mentale è quello di avere una visione globale del programma studiato, in quanto la mappa avendo una struttura grafica ramificata consente alla mente di lavorare in simultanea.
  • Riuscire a declinare in parole richiederebbe la costruzione di un discorso articolato, tutto quello che una mappa è in grado di contenere risulterebbe piuttosto complicato da parafrasare e non avrebbe la stessa efficacia in termini di visione complessiva dei contenuti, in quanto una rappresentazione grafica è chiaramente più rappresentativa di una successione di parole.

Unita alla fase di lettura, la mappa mentale consente di facilitare l’acquisizione delle informazioni e ridurre il tempo dedicato alla memorizzazione dei concetti.

Vuoi superare l’esame alla grande? Non trascurare il ripasso!

ripasso

Come vi avevo anticipato l’apprendimento non è un fenomeno isolato e fine a se stesso, necessita infatti di alcuni “ritocchi” per essere perfezionato e per allenare il suo contenitore, la memoria, a essere sempre più elastica nell’acquisizione ed elaborazione di contenuti.

Una pratica molto utile per mantenere alto il livello del ricordo dopo la fase di apprendimento è sicuramente il ripasso.
È fondamentale che il ripasso sia un’attività programmata e ben organizzata, solo così sarà possibile raggiungere gli obiettivi di memorizzazione desiderati.
Se consideriamo un periodo di studio che duri qualche ora, la prima fase di ripasso deve cominciare 10 minuti dopo il termine della prima ora e deve avere una durata di 5 minuti.
Questo processo consente alle informazioni di rimanere nella memoria per tutto il giorno, prima di cominciare il successivo ripasso che durerà dai 2 ai 4 minuti. Arrivati a questo punto il ricordo durerà per circa 7 giorni , si introduce quindi un nuovo ripasso di 2 minuti per poi completare il tutto dopo un mese con un ripasso finale di 2 minuti.
Questo è il momento in cui il ricordo viene conservato nella memoria a lungo termine, spiegata in questo testo nel capitolo dedicato alla struttura della memoria.
Un esempio utile per comprendere questo processo è immaginare di ricordare le informazioni memorizzate, e supportate da un’operazione di ripasso strutturata, come si ricorda un qualcosa con cui si ha molta familiarità, come un numero telefonico che si compone spesso e che se si legge di sfuggita ogni tanto si ricorda immediatamente.
Molto dipende anche dal tipo di approccio che si ha con i contenuti da memorizzare: se si tratta di uno studente frequentante, ad esempio, il primo ripasso può essere effettuato attraverso una revisione esauriente dei contenuti, che può comportare una riscrittura del testo in modalità schema basandosi magari anche su appunti presi durante la lezione.
Mantenendo l’esempio sullo studente frequentante con il supporto degli appunti, possiamo immaginare dalla terza alla quarta fase del ripasso un abbandono del riferimento degli appunti, per procedere con una rielaborazione di tutto ciò che si ricorda.
È importante fare una verifica attraverso il confronto con gli appunti.
Il grande vantaggio nell’utilizzo della strategia del ripasso è che quest’ultimo attiva tutti i settori dell’apprendimento, del pensiero e del ricordo.
Saltare la fase del ripasso significa sottoporsi al rischio di fare uno sforzo enorme perché ogni volta che ci si confronta con una nuova occasione di apprendimento il ricordo delle esperienze acquisite in precedenza sarà estremamente basso, tutti i link tra un argomento e l’altro, che dovrebbero essere immediati, sono completamente vanificati, sprecando lo sforzo profuso in precedenza. Non avere la possibilità di cogliere i collegamenti significa rendere incompleta l’ apprendimento della nuova materia, il tutto con una efficienza e velocità di comprensione più bassa.
A questo punto c’è un altro elemento da prendere in considerazione: il fattore emotivo, se si hanno infatti difficoltà ad apprendere e memorizzare si matura la convinzione di non riuscire ad imparare nulla.
Il ripasso è un alimentatore della memoria, quest’ultima infatti funziona con associazioni e collegamenti, dunque se ci sono poche nozioni incamerate è piuttosto difficile creare dei collegamenti. Quando la mente è allenata ogni nuovo contenuto appreso viene assorbito e integrato con le informazioni apprese in precedenza.

 

L’apprendimento: un alleato per tutta la vita!

apprendimento

L’apprendimento efficace non è uno strumento per pochi privilegiati.

Basta con questa storia della mente giovane e allenata! Tutte le menti possono essere giovani applicando le giuste strategie, per affrontare gli esami, sia quelli tradizionalmente intesi, sia quelli legati alle nuove dinamiche del mondo del lavoro.

L’apprendimento è un alleato in tutte le situazioni della vita.

E’ sempre tempo di esami, inutile aspettare che ci sia una data ufficiale! Sono cambiate le dinamiche che sottendono alla studio, perché siamo in un’epoca in cui se si smette di imparare si smette di fare qualunque cosa.

Dunque come funziona l’apprendimento? E, soprattutto, come allenarlo? Conosciamo meglio questo prezioso alleato!

Durante il periodo di apprendimento la memoria presenta un’andatura piuttosto costante.
Sono stati effettuati diversi test a tale proposito, si è infatti cercato di misurare la capacità di ricordare, è stato sottoposto alle persone coinvolte  un elenco di 27 parole, e quasi tutti hanno dato lo stesso esito: il numero di parole ricordato va da 2 a 8, le parole ricordate con maggiore frequenza sono quelle che compaiono più volte in elenco e quelle particolarmente fuori dal comune; quanto a quelle comuni, specie se collocate nella parte centrale del testo, il rischio di dimenticare è più alto.
Il risultato di questo test spiega come memoria e comprensione abbiano due destini differenti: nonostante la comprensione, alcune cose vengono dimenticate!
Il ricordo andando avanti nel tempo tende a deteriorarsi, tranne nel caso in cui alla memoria venga concesso qualche piccolo intervallo di riposo.
Per ottenere un buon livello di memorizzazione è fondamentale intercettare il momento in cui comprensione e memoria lavorano in maggiore armonia. Normalmente questo avviene in un arco temporale che va dai 20 ai 50 minuti. Se l’arco temporale fosse più breve la mente non avrebbe il tempo di capire l’organizzazione della materia, se invece l’arco temporale fosse più lungo causerebbe una diminuzione costante della quantità di informazioni da ricordare.

Immaginate un momento di studio o di lettura che duri circa 2 ore, ebbene introducendo alcuni brevi intervalli ci si mette in salvo dal rischio di perdere informazioni nella fase finale dell’apprendimento. Questi brevi intervalli determineranno ben 8 punti di memorizzazione alti e 4 cadute nel passaggio da uno all’altro, ognuna di queste cadute è sicuramente meno grave di una totale assenza di intervalli,
L’intervallo non è funzionale solo alla memoria, ma è molto importante in un’ottica di relax e di riposo. Durante i momenti di pausa si può scaricare la tensione muscolare e mentale che spesso accompagna i momenti di studio.

Per ora è tutto, a presto con un altro espediente imprescindibile nel percorso di studi: il ripasso!

 

Come si gestisce il tempo di studio

tempo di studio

Per alcuni studenti il problema non è studiare o ricordare le informazioni ma gestire il proprio tempo per evitare di arrivare il giorno prima di un’interrogazione, un esame, una prova scritta avendo studiato tutto quello che c’era in programma senza aver tralasciato nessuna informazione argomento o dettaglio.

Quello che succede nella maggior parte dei casi è che lo studente rimanda, procrastina il proprio impegno a studiare, pensando di avere tanto tempo da dedicare e poi realizza solo a pochi giorni dalla prova che ha ancora tanto da studiare.

Quindi come fare ad evitare di avere 1000 pagine da studiare tutte insieme e in poco meno di 10 giorni? Come si può evitare il “chiusone” di studio il giorno prima dell’interrogazione o del compito in classe?

Bisogna iniziare a capire come pianificare la mole di lavoro da fare per evitare di cadere nel solito errore. Infatti di solito lo studente medio inizia a pianificare lo studio in un modo che pensa sia il migliore ma poi risulta essere improduttivo.

Come pianifica il tempo uno studente medio?

(il numero di pagine che scrivo adesso ovviamente è un numero di esempio per renderti la spiegazione più semplice. Basterà fare copia ed incolla con il tuo numero di pagine da studiare e il tempo che ti ritrovi a disposizione)

per esempio 1000 pagine con un tempo di studio che equivale a 10 giorni.

Il semplice calcolo che viene fatto è 1000/10 = 100 pagine al giorno di studio per preparare l’esame.

A questo punto lo studente medio pensa di riuscire ad organizzare il lavoro perché nella sua testa in un’ora studia 20 pagine, studia almeno 5 ore al giorno e pensa: “Ma si, posso tranquillamente organizzarmi”. Quale studente molto ottimista non ha pensato questo? Quello che alla fine succede è esattamente il contrario. Imprevisti, impegni possono far saltare totalmente i nostri piani di lavoro.

Partiamo dal presupposto che per fare un’ottima pianificazione del lavoro bisogna evitare di fare il calcolo di prima ma ragionare in un modo totalmente diverso.

La domanda è: “Quante pagine riesco a produrre in un’ora di lavoro?

Se per esempio la risposta alla domanda fosse 15 pagine già inizia a cambiare il tipo di calcolo. La domanda successiva dovrebbe essere:” Quante ore di studio al giorno riesco a sopportare mantenendo questo tipo di produttività?”

Allora inizia a cambiare la storia perché ci rendiamo conto che  se riesco a studiare 5 ore al giorno, so che produco 75pagine di studio al giorno (15pag*5h al giorno). Allora diventa 1000pagine totali/75Pagine al giorno. Quindi ho bisogno di almeno 14gg di lavoro per preparare quell’esame.

A tutto questo va aggiunto un possibile imprevisto del 30% come ci insegna l’economia per evitare di ritrovarci comunque fuori tempo per arrivare alla fine dell’esame pronti ed organizzati.

Applicando questo tipo di calcolo siamo sicuri che nel tempo pianificato riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo.

Ora rimboccati le maniche e inizia a studiare…puoi raggiungere ottimi risultati!

Buono Studio!!!

Se vuoi saperne di più sulle tecniche di memoria, partecipa al workshop gratuito di mercoledì 21 Giugno 2017 ore 17:30 all’Università eCampus, clicca qui e scrivici il tuo nome (se vieni in compagnia, comunicaci anche il nome del tuo amico). Ti aspettiamo in aula!

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I cibi che potenziano la Memoria

i cibi che potenziano la memoria

Quello che mangio quanto mi aiuta ad apprendere / ricordare?

Questa domanda probabilmente pochi studenti se la fanno e non ci si rende conto di quanto l’alimentazione sana favorisca in modo veramente importante lo studio e quanto invece un’alimentazione scorretta possa, soprattutto in certe situazioni, far calare drasticamente il rendimento.

Ti sarà capitato qualche volta di studiare tantissime ore di fila il giorno prima di un esame o addirittura durante la notte per finire tutto il programma e ritrovarti a memorizzare tutte insieme una quantità spropositata di informazioni: date, nomi difficilissimi o formule astruse…In quell’occasione, dopo ore e ore di studio, nel momento in cui il sonno stava per prender il sopravvento… hai ricorso all’espediente più conosciuto, quello che il 99% degli studenti immagina essere la panacea ad ogni male…il pocket coffe!!!

Ecco nelle prossime righe capirai perché tutte queste pseudo-soluzioni tipo redbull e bevande energetiche varie, o mangiare 1Kg di carne chianina a pranzo, non ti aiutano a rimanere attento, ma anzi a lungo termine rendono difficoltosa la fase di studio.

Ci sta che dopo 6 ore passate a scuola a seguire spiegazioni di materie abbastanza impegnative, arrivati all’ora di pranzo se non hai fatto una colazione adeguata il tuo stomaco inizia a farsi sentire ed arrivato a casa non vedi l’ora di divorare qualunque cosa ti capiti sotto mano. Vero?

Quindi il pranzo si compone di circa 500g di pasta carbonara, (rinomata come alimento molto facile da digerire), patate al forno, fettina panata avanzata dal giorno precedente e 2 foglie d’insalata per non far mancare l’indispensabile verdura.

Il problema è che la digestione di questi alimenti diventa difficoltosa se mischiati tutti insieme e cucinati in un certo modo.

I carboidrati danno energie, da consumare in modo graduale che mantengono il livello di energie alto per una buona quantità di tempo, SE CONSUMATI MODERATAMENTE. 500g di pasta sono un quantitativo troppo elevato, il che porta a trasformare il processo digestivo nella macchina del sonno postprandiale.

Aggiungiamo uova e panchetta ed è letteralmente finita!

Ci accingiamo a fare quei famosi 5 MINUTI di riposo che dopo il pasto si trasformano in 3 ore di sonno profondo. Con lo svantaggio di risvegliarsi abbastanza rintronati e stanchi.

La carne ha un processo digestivo molto lungo, soprattutto la carne rossa, quindi meglio consumarne poca perché altrimenti durante la digestione, considerando che è un processo endotermico, il corpo tenderà a far defluire tanto sangue dal cervello allo stomaco al fine di favorire questo processo. In pratica arriva meno sangue al cervello, arriva meno ossigeno e quindi il livello di attenzione cala, finirai per addormentarti o essere molto rallentato.

Per mantenere alto il livello di attenzione e di energia l’ideale sarebbe consumare tanta acqua. Mantiene alto lo scambio idrolitico tra le cellule, il che favorisce il mantenimento dell’attenzione e della concentrazione. Quando ci sentiamo stanchi è normale sentire la voglia di mangiare il bel paninazzo fatto da nonna con dentro 14 tipi di insaccati salse e formaggi ma come dicevamo prima, il processo digestivo viene favorito e rallenta la produttività cerebrale.

Per rimanere idratati dovremmo bere 37ml di acqua per ogni kg di massa corporea al giorno.

Ogni tanto qualcuno pensa: “Ho io la soluzione per rimanere sveglio!!!” e vai di bevanda energetica, ma quella bevanda purtroppo ha un quantitativo di zucchero così alto che nei prima 40 minuti il tuo livello di energia schizza alle stelle e ti senti invincibile, ma tanto velocemente sale la glicemia tanto rapidamente scende i 40’ successivi in cui la tua glicemia sprofonda sotto le scarpe e questo ti porta ad accusare molto di più la tua stanchezza.

Idem è l’effetto del cioccolato. Lo zucchero del cioccolato è troppo facile da assorbire e questo manda tanta insulina in circolo nel corpo che innesca un circolo vizioso nel quale ti viene richiesta sempre più zucchero per consumare l’insulina in circolo nel corpo e questo però porta a produrre altra insulina. Per questo dopo il primo bicchiere di coca cola bevi anche il secondo.

Morale della favola per avere un’alta produttività durante lo studio, mangia fibre e proteine del pesce, in quantità moderate. Durante lo studio bevi tanta acqua per rimanere concentrato e sveglio. Se ti viene fame evita schifezze varie, dolci merendine ma mangiati o un pezzo di pane oppure della frutta. Sempre senza esagerare.

Applica uesti suggerimenti e ottieni straordinari risultati, facci sapere come sta andando.

Lo staff iMeMo University

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Le cattive abitudini che rallentano e rendono poco efficace la lettura

cattive abitudini

Ti è mai capitato di iniziare a leggere un testo e poco dopo hai pensare ai fatti tuoi? Oppure hai fatto fatica a capire quello che stavi leggendo e a mantenere alto il livello di concentrazione.

Questo dipende dal fatto che abbiamo delle cattive abitudini apprese di riflesso da chi ci sta affianco, dai nostri genitori, dalla società in cui viviamo perché è sempre stato fatto in questo modo e non ci siamo mai posti il problema se si potesse leggere in un modo differente e migliore.

Non ci rendiamo conto che la nostra velocità di lettura è bassa, proprio perché è viziata da quelle cattive abitudini che ci rallentano e non ci rendono efficaci ed e efficienti.

Andando ad eliminare queste cattive abitudini la tua velocità di lettura avrà subito un grosso incremento. In questo articolo ti spieghiamo quali sono queste cattive abitudini e come puoi lavorarci per eliminarle.

Elenchiamole rapidamente e successivamente le andremo ad analizzare una per una.

  1. Il tipo di illuminazione con cui leggi i testi;
  2. La postura che assumi durante la fase di lettura;
  3. Dove leggi, inteso come l’ambiente in cui di solito studi;
  4. La regressione mentale;
  5. La sub-vocalizzazione.

1) Il tipo d’illuminazione

Molti pensano che l’illuminazione possa essere semplicemente distinta in naturale (quella proveniente dalla sole) e in luce artificiale (quella che deriva dalle lampadine ad incandescenza, neon o tutto quello che fa parte del mondo dei fari, lampade e abat-jour).

In realtà esistono molte accortezze per quanto riguarda l’illuminazione. Ovviamente se ne avessimo la possibilità dovremmo utilizzare la luce naturale perché stanca di meno l’occhio e favorisce meglio la visione di qualunque tipo di oggetto o testo scritto.

La domanda importante è se sia meglio utilizzare una fonte di luce riflessa o diretta. La risposta è la seguente: meglio che il fascio di luce sia riflesso piuttosto che diretto, perché la luce solare diretta ha un‘intensità troppo alta e questo crea un gap troppo alto tra la fonte di luce che possiamo avere in una stanza e quella che arriva diretta sul nostro foglio. Questa differenza d’intensità rende la visione troppo difficoltosa e stancante.

Immagina quelle volte che stavi leggendo un libro a scuola, il tuo banco era affianco alla finestra ed il testo veniva colpito direttamente dalla luce del sole che arrivava attraverso la finestra. Dopo pochi minuti che stavi leggendo, oltre il fastidio che ti dava il colore estremamente bianco e lucente delle pagine, hai alzato gli occhi ed hai visto improvvisamente meno e tutto molto più scuro. Questo effetto per l’occhio risulta essere molto stancante e non ti aiuta a leggere bene soprattutto se è uno sforzo prolungato.

Meglio che la fonte di luce naturale sia riflessa. Si intende luce riflessa tutta quella fonte di luminosità avuta dalla riflessione della luce attraverso gli oggetti che sono nella stanza o le pareti della stanza stessa. Questo è il motivo per il quale le pareti di una stanza sono spesse volte bianche o di un colore molto chiaro, chimicamente i colori chiari riflettono molto di più la luce dei colori scuri che assorbono la luce.

Se non potessimo usufruire della luce solare?
La soluzione ovviamente è quella di utilizzare una fonte di luce artificiale, sempre riflessa che abbia delle caratteristiche ben precise di posizione e di temperatura. La miglior luce artificiale da utilizzare ha una temperatura che si aggira intorno ai 2500-3000K, questa luce è quella di colore giallo e viene detta luce calda. A differenze della luce che ha un colore più tendente al blu che è quella che ha una temperatura che va dai 6000-8000K ma questa luce, detta luce fredda, rendere la lettura dei libri molto più difficile e stancante.

La posizione della fonte di luce dove provenire dalle nostre spalle dal lato opposto della mano con cui scriviamo per evitare che il  nostro corpo faccia ombra sul testo. Se posso darti un consiglio evita di studiare la notte in una camera totalmente buia con solo l’abat-jour accesa perché stanca molto l’occhio questo tipo di illuminazione e sarà più facile che accuserai la stanchezza durante la fase di apprendimento.

Accendi sempre tutte le luci nella stanza in cui stai studiando così sarà più facile leggere e risulterà meno stancante.

2) La postura

Ma possibile che anche la postura del corpo possa condizionare la mia lettura? Ebbene sì.

Sicuramente avrai sentito a volte parlare di fisiologia. Studi scientifici ci hanno dimostrato come i nostri pensieri condizionano il nostro benessere fisico. Basta pensare che attualmente la malattia psicosomatica più diffusa è la gastrite, dovuta proprio al fatto che i nostri pensieri stressanti si vanno a somatizzare e scaricare con il mal di stomaco.

La PNEI (PsicoNeuroEndocrino Immunologia) è una scienza insegnata nelle università che mette in relazione quanto il nostro sistema immunitario sia stimolato dai nostri pensieri. Quindi se assumessimo una determinata postura durante lo studio avremmo sicuramente una concentrazione e una velocità di lettura molto più alta.

La postura ideale da avere durante la fase di studio è la posizione del “cocchiere”, tradotta in:

  • piedi ben piantati per terra,
  • schiena ben appoggiata sullo schienale,
  • il manuale posto davanti ai nostri occhi ad una distanza di 30/40 cm circa, inclinato a 45° rispetto al ripiano di appoggio. Posizionato a 45° per evitare che si crei quella distorsione ottica delle lettere che di solito si crea quando riponiamo il manuale sul tavolo come siamo abituati a fare.

Se la posizione del corpo la sentite un po’ scomoda è un buon segno perché se fosse troppo comoda rischiereste di addormentarvi o comunque di essere troppo rilassati e quindi risultare meno produttivi. Mi raccomando, appunto perché deve essere comoda ma non troppo evitate sedie con schienali presidenziali in cuoio estremamente comode e di studiare sul letto. Il problema dello studio sul letto è che si rischia di neuro associare il sonno con lo studio. Quindi non siate sorpresi se dopo 30gg che “studiate” sul letto, incappando casualmente in quel sonno di relax tra una materia e l’altra, iniziando a leggere qualunque tipo di altro argomento iniziate a sentire una forte stanchezza e sonno. Il vostro cervello avrà registrato l’equazione leggere=dormire.

3) L’ambiente di studio

Trova un ambiente nel quale sia semplice studiare, che favorisce la tua concentrazione.

La cucina di casa potrebbe essere un buon luogo dove studiare, ma non il migliore. Creati uno spazio che favorisca la tua concentrazione, dove hai tutto il materiale che ti serve a portata di mano, in cui ci sia soprattutto ordine perché ad un ordine fisico corrisponde un ordine mentale.

In alternativa puoi anche andare a studiare in biblioteca. Il giusto silenzio può aiutarti a studiare e concentrarti. Esistono delle sale lettura ad hoc. Evita assolutamente la tua camera da letto, perché come ti spiegavo prima quello è il luogo in cui tu dormi e riposi. Il rischio è che tu possa associare delle emozioni poco produttive che non ti aiutano poi a concentrarti e rilassarti nel modo giusto.

Creati il tuo ordine che non deve essere ne eccessivamente ordinato ne eccessivamente disordinato, che sia un ordine produttivo.

4) La regressione mentale

Questa è una delle abitudini che in assoluto ci fa perdere più tempo. Consiste in quel gesto che compi quando leggendo un testo non hai capito bene il concetto allora torni indietro con gli occhi in un punto casuale, rileggendone una parte.

Questo ti porta 2 grandissimi svantaggi:

  • A – Perdi tantissimo tempo a tornare indietro e rallenti tantissimo la tua velocità di lettura;
  • B – Ripartendo da un punto casuale del testo il rischio è che tu possa capire tutto il contrario di quello che cerca di dirti l’autore, abbassando così il tuo livello di comprensione dell’argomento.

Partiamo allora da un grande presupposto, alla prima lettura di un testo, dimostrato da studi scientifici non capiremo mai più del 40% delle informazioni scritte, quindi ostinarsi a capire tutto subito ci fa perdere solo tantissimo tempo infatti è più produttivo per quanto riguarda la lettura, finire tutto un paragrafo, un capitolo senza mai fermarsi così il nostro cervello ha la possibilità di iniziare a capire a grandi linee qual è l’argomento che stiamo trattando.

Nella seconda lettura il livello di comprensione aumenterà e avremo modo di analizzare nel dettaglio le informazioni che sono contenute nel testo. Quindi leggi tutto il paragrafo/capitolo dall’inizio alla fine senza tornare indietro. Fai il punto delle informazioni che hai capito e rileggilo una seconda volta per approfondire i dettagli e capire meglio le informazioni che ti sfuggono.

5) La sub-vocalizzazione

La sub-vocalizzazione è un’altra nostra abitudine che ci porta a perdere molto tempo durante la fase di lettura assolutamente non necessaria al fine di avere una buona comprensione. Per farvi capire di cosa stiamo parlando sarebbe quella vocina che noi sentiamo ogni volta che leggiamo un testo che va a leggere per noi qualunque parola è scritta su di esso.

Adesso ognuno di voi starà pensando: ”Come faccio a capire se non leggo le parole? Perché quella vocina mi aiuta a comprendere e leggere le parole mentalmente!” Vi consiglio di non preoccuparvi perché è stato scoperto dall’università di Columbia in Canada che quella vocina non è nient’altro che un nostro riflesso mentale.

Il nostro cervello la riproduce perché si aspetta che ci sia qualcuno che legga per noi le parole mentre leggiamo le informazioni a mente. Infatti la vocina non è necessaria per capire i testi che leggiamo ma anzi purtroppo finché ci sarà nella nostra testa non andremo oltre le 1000PAM di velocità di lettura.

Allora come è possibile eliminarla? Basta andare veloci e vi renderete conto che sparirà da sola. Il vostro cervello capisce le informazioni anche se non le sub-vocalizziamo. Il trucco risiede nell’abituarsi a non farlo.

Queste sono le 5 abitudine dalle quali allontanarti se vuoi aumentare la tua velocità di lettura e la tua comprensione.

Ti auguro un buon apprendimento e ci vediamo al prossimo articolo.

Se vuoi saperne di più sulle tecniche di memoria, partecipa al workshop gratuito di mercoledì 21 Giugno 2017 ore 17:30 all’Università eCampus, clicca qui e scrivici il tuo nome (se vieni in compagnia, comunicaci anche il nome del tuo amico). Ti aspettiamo in aula!

>>> Clicca qui e prenotati ora

Come Studiare un testo senza perdere tempo

come studiare un testo

In questo articolo vediamo come  studiare velocemente un testo!

Troppe volte vediamo ragazzi che per apprendere e studiare un testo leggono una prima volta, poi lo leggono un’altra volta, poi cercano di sottolineare qualche informazione che dovrebbe essere importante da memorizzare, ma il tempo investito è tanto e la fatica fatta ancora di più!

Pensa quante volte hai sottolineato delle cose inutilmente perché pensavi che fossero importanti ma alla fine ti sei reso conto che erano informazioni solo di contorno. Immagina quanta confusione hai avuto dopo che hai evidenziato con 10 evidenziatori diversi quelle informazioni che dovevi ricordare con il risultato che comunque il giorno dopo ne ricordavi solo una minima parte.

Ecco quelli che troverai qui in questo articolo sono i consigli da seguire per evitare di continuare a sprecare tempo e soprattutto avere un apprendimento più produttivo.

Partiamo dal concetto che alla prima lettura il tuo cervello non capirà mai più del 40% delle informazioni scritte nel testo, quindi è poco funzionale sottolineare di getto alla prima lettura tutto quello che pensi sia importante, senza aver ancora capito dove vuole andare a parare il testo. Rischi di evidenziare cose veramente poco importanti che successivamente ti faranno solo perdere del tempo.

Quindi:

  1. La prima cosa da fare per evitare perdite di tempo è quella di leggere il testo, il paragrafo, il capitolo dall’inizio alla fine. Questa operazione va fatta senza interruzioni, senza evidenziare o sottolineare nessuna frase anche se pensiamo possa essere importante. Non ti devi soffermare a capire meglio nessun concetto. In questa lettura il tuo cervello inizierà a capire dove vuole andare a parare il testo.
  2. Dopo questa fase farai una seconda lettura in cui andrai a comprendere nel dettaglio le informazioni scritte sul libro. Qui dovrai sottolineare le informazioni che riterrai più importanti. Cerca di memorizzare solo quelle informazioni veramente utili. Meglio evidenziare poche parole che ti richiamano bene il concetto e non frasi lunghissime molto più difficili da memorizzare. Non utilizzare milioni di evidenziatori differenti. Troppi colori ti manderebbero in confusione, utilizza un colore solo. Meglio se tendente al blu perché ha una frequenza più rilassante quindi ti aiuterebbe a mantenere alto il livello di concentrazione.

Come studiare un testo: FASE DI MEMORIZZAZIONE

Nel momento in cui hai verificato che le informazioni evidenziate sono veramente quelle importanti da sapere, cioè che ti richiamano bene il concetto, procedi alla fase di memorizzazione.

Per memorizzare le informazioni evita di ripetere ad alta voce, ti farebbe perdere solo un sacco di tempo inutilmente. Fare i riassunti è una forma di ripetizione, quindi come la ripetizione è un metodo poco funzionale. Poco funzionale nel senso che per ricordare le informazioni tramite la ripetizione bisogna investire tantissimo tempo, per non parlare del fatto che non è detto che ripetere ti aiuti a ricordare nel dettaglio quello che devi sapere.

Per capirci la ripetizione ad alta voce sfrutta un tipo di memoria che si chiama “memoria di lavoro”. Questa è una memoria a breve termine. La memoria di lavoro è quella memoria che utilizziamo per apprendere i processi pratici come andare in macchina o andare in bicicletta. La ripetizione in quei casi è molto utile.

Ripetendo più di una volta un’azione pratica impariamo a farla e ne diventiamo esperti.

La memoria che utilizziamo per memorizzare le informazioni dettagliate è la memoria dichiarativa che non frutta come canale di apprendimento la ripetizione. Per questo motivo lo sforzo che fai per memorizzare i dettagli, i nomi, le formule ripetendole è altissimo. Utilizzare la ripetizione per studiare è come fare il rifornimento alla tua macchina che va a benzina con il diesel. Le prestazioni della macchina ne andrebbero a risentire per non parlare del fatto che rischierebbe di rovinarsi il motore.

Utilizza tecniche di memoria o schematizzazioni che ti aiutino a trattenere nella tua memoria le informazioni comprese.

Buono studio!

Se vuoi saperne di più sulle tecniche di memoria, partecipa al workshop gratuito di mercoledì 21 Giugno 2017 ore 17:30 all’Università eCampus, clicca qui e scrivici il tuo nome (se vieni in compagnia, comunicaci anche il nome del tuo amico). Ti aspettiamo in aula!

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3 modi per farlo alzare

modi per farlo alzare

Anche tu pensi che non sia facile tenerlo sempre alto? No, non stiamo parlando di quello che immagini tu, ci riferiamo al nostro livello di Energia. Quell’Energia che ci permette di mandare avanti il nostro corpo, quella carica vitale indispensabile per portare avanti gli impegni lavorativi, lo studio, le attività fisiche e che risulta essere necessaria e fondamentale anche per uscire la sera quando vuoi semplicemente andarti a divertire con i tuoi amici!

Ora ti starai chiedendo perché noi di iMeMo University, che insegniamo tecniche di memoria, stiamo parlando di energia. Perché se hai gli strumenti giusti ma non possiedi un buon livello di Energia…studiare diventa veramente difficile ed impegnativo!

Questo ci viene dimostrato già da Paul Watzlawick, quando studiando gli atleti alle olimpiadi si è reso conto che il 20% dei loro risultati dipendeva dalla strategia, cioè da come si allenavano prima di affrontare le gare e dal tipo di esercizi che facevano per sviluppare le loro abilità tecniche ed invece l’80% dei loro risultati era legato al loro atteggiamento psicologico, inteso come mentalità, credenze e livello di Energia!!

Quindi dobbiamo imparare a condizionare il nostro corpo ed il nostro atteggiamento in modo tale che il livello di Energia sia sempre al TOP e di conseguenza anche la produttività lavorativa e mnemonica saranno al massimo.

Ma come possiamo avere sempre alto il nostro livello di Energia? Quali quali sono i MODI PER FARLO ALZARE?

1. Avere un ambiente di lavoro e di studio composto da Energy Giver e non da Energy Sucker!

Ti sarai sicuramente reso conto che alcune persone che incontri a scuola, all’università o al lavoro tendono ad essere più positive, più produttive e ti motivano a fare di più (come se avessero intorno a loro un’aura di luce magnetica). Queste persone sono quelle che ti danno energia di riflesso mentre fai qualcosa insieme a loro! Più ti circondi di persone del genere e più è facile ottenere buoni risultati o risolvere problemi importanti.

Ma attenzione perché ci sono anche persone sempre scariche, demotivate, con nessuna voglia di fare che si lamentano continuamente delle difficoltà senza ragionare sulle possibili soluzioni. Loro ti succhiano energia!!! Abbassano il tuo livello di carica rendendoti più incline a lamentarti, a non trovare le soluzioni giuste e quindi ad avere risultati scarsi.

Ce lo spiega anche Robert Diltz: la prima cosa da fare per indurci al cambiamento è quello di creare intorno a noi un ambiente di persone performanti, che ottengono facilmente risultati e che frequentando spesso ci porteranno sempre di più a migliorare.

2. Cambia la tua fisiologia

La postura del tuo corpo condiziona il tuoi pensieri e quindi i tuoi pensieri influiscono sul tuo livello di Energia. Pensa quante volte l’idea di uscire con un persona, andare ad allenarti o concentrarti su qualcosa che ti appassiona e che ti piace ti ha reso euforico e ti ha fatto sentire più attivo. Questi pensieri li fai più facilmente quando il tuo corpo assume la posizione giusta.

Con posizione giusta si intende che il tuo corpo è in posizione eretta, con le spalle aperte e il tuo sguardo è diretto verso l’alto, in questo modo più facilmente indurrai la tua mente a fare pensieri motivanti a differenza del tuo amico demotivato e depresso che gira per strada con le spalle chiuse, ingobbito, guardando sempre verso il basso, magari dice anche che la vita fa schifo.

Fai un regalo al tuo amico depresso, fagli cambiare la sua postura. Come? Mettigli le cuffiette nelle orecchie e fai partire la canzone che gli da’ più carica e fallo ballare. Noterai che inizierà a cambiare il suo mood energetico fin dalle prime note.

3. Utilizza un linguaggio motivante

Come prima dicevamo che i pensieri che fai vengono condizionati dalla tua postura, i tuoi pensieri vengono condizionati anche dalle parole che utilizzi. Svegliarti la mattina e dire che sei stanco o che ti senti uno straccio porterà a cambiare la biochimica del tuo corpo tale per cui la tua vitalità inizierà a scemare. Questa non è fantascienza, anzi ormai è una materia che viene insegnata nelle facoltà di Medicina, Psicologia e Professioni Sanitarie. Si chiama PNEI: Psico-Neuro-EndocrinoImmunologia.

Ormai da svariati anni la PNEI ci spiega come i nostri pensieri siano così potenti da influenzare il nostro sistema endocrino e immunitario!

Bene adesso che sai tutto questo, passa alla pratica e tienilo sempre alto!!!  :-)

Se vuoi saperne di più contattaci.

Le Basi Neurologiche delle Tecniche di Memoria

teniche di memoria

Dal momento in cui si sono scoperte le tecniche di memoria, dai testi antichi come il “De Memoria” di Cicerone, “Mnemotecniche” di Giordano Bruno o dagli studi condotti da Leibniz, ci si è chiesti come funzionassero queste tecniche e perché erano così efficaci.
La curiosità era di capire se avere una straordinaria memoria dipendeva solo da straordinarie capacità mentali innate oppure se ci fosse qualcosa che la scienza potesse svelare riguardo al funzionamento della memoria umana.

Premettendo che sui meccanismi del nostro cervello e di come funziona la memoria ci sono ancora cose che dobbiamo capire bene, possiamo però ritenere attraverso alcune scoperte scientifiche, che le tecniche di memorizzazione hanno una base di funzionamento ben dimostrata e solida, il che vuol dire che

Le tecniche di memoria non solo funzionano all’atto pratico ma anche dal punto di vista neurologico.

Questo ci teniamo a specificarlo perché a volte c’è diffidenza verso ciò che è nuovo e innovativo.

Le tecniche di memoria vengono spesso proposte solo come uno strumento per facilitare e velocizzare lo studio, ci sembra che sia difficile tutto questo perché

Molto pensano

  • che per ottenere dei risultati nell’apprendimento l’unico modo sia faticare ore e ore sui libri e ripetere in modo noioso le cose da ricordare fino allo sfinimento
  • che sia una grande rottura di scatole e che non esiste altro metodo all’infuori di questo perché come dicevano i nostri antenati romani “repetita iuvant”.

Ecco in realtà “repetita iuvant” non è del tutto sbagliato, bisogna capire però cosa s’intende e cosa è necessario ripetere perché giovi davvero!

Infatti questo detto si riferisce ad un atteggiamento specifico che ha delle basi scientifiche ben radicate che non è leggere ad alta voce e ripetere. Ripetere, per curare l’aspetto espositivo è utile, ma la ripetizione non utilizza i principi che la memoria utilizza per ricordare.

Gli studi scientifici che iniziano a dare valenza alle tecniche di memoria partono da Wilder Penfield negli anni ‘50, famoso neurologo canadese che fu il primo a scoprire, tramite stimolazione elettrica di una parte della neocorteccia di un suo paziente, che fosse possibile andare a ripescare un ricordo in modo molto dettagliato accaduto svariati anni prima. Questo iniziò a dimostrare una cosa: ogni esperienza che noi abbiamo viene immagazzinata come ricordo e che nella nostra mente sussiste quasi in modo indelebile, come se la nostra memoria fosse perfetta.

Il problema che allora ci presentò Penfield non riguarda il fatto che alcune cose le dimentichiamo per sempre o che alcuni di noi non abbiano memoria ma che non sappiamo come andare a depositare le informazioni in modo tale che, a comando, sia possibile recuperarle!

La cosa straordinaria era che inconsciamente Cicerone, Quintiliano, Giordano Bruno, Pico della Mirandola, Leibniz avevano capito come dare ordine all’esperienza, cioè ai ricordi, al fine di poterli recuperare più velocemente e con estrema facilità.

Ma la scoperta che va a dare una sferzata notevole a questo discorso fu quando Kandel nel 1991 si rese conto che la stimolazione dei neuroni tramite le nostre esperienza, portasse al rilascio di neurotrasmettitori Glutammato, i quali a loro volta sono responsabili dell’eccitazione dei recettori NMDA che portano di conseguenza all’attivazione di processi intracellulari che mettono in funzione le proteine-Chinasi le quali favoriscono la genesi di nuove sinapsi, quindi esperienze più forti.

Tutto questo come si collega ai principi della nostra memoria che si basa su fantasia, creatività, emozioni?

Il collegamento con le emozioni sta nel fatto che l’area del nostro cervello che viene stimolata dalle emozioni più forti è la stessa area del cervello, cioè l’ippocampo che è adibita al ricordo delle esperienze. Eccola una prima basilare ma potente spiegazione:

le nostre emozioni stimolano la stessa area del cervello dedicata al ricordo delle esperienze

quindi un’emozione crea una nuova esperienza e questa nuova esperienza genera nuove sinapsi, ed in realtà anche RNAmessaggero responsabile della sintesi proteica e di variazioni indelebili del nostro DNA.

Ma il fatto che le emozioni creassero delle tracce indelebili all’interno del nostro cervello lo sapevamo già, bisognava solo capire come fossero collegate con la creazioni di nuove esperienze e quindi di nuovi ricordi.

Ancora di più Maxwell Maltz ci diede la possibilità di avvalorare questa ipotesi quando, come scrive nel suo libro “Psicocibernetica”, scoprì che il nostro cervello non distingue qualcosa di realmente vissuto da qualcosa di vividamente immaginato, quindi i nostri ricordi non sono altro che esperienze sintetiche immagazzinate nel nostro cervello e in base a quanto hanno creato un emozione forte e a cosa le abbiamo associate sono estremamente facili da recuperare.

Quindi possiamo indurre il nostro cervello a creare nuovi ricordi attraverso la creazione di nuove esperienze, del tutto fantasiose e creative, le quali stimolando le nostre emozioni e associandole a qualcosa di chiaro ed inconfondibile possono essere recuperate a comando, in poco tempo e in modo estremamente dettagliato.

Se vuoi sapere come potenziare la tua mente e conoscere le migliori tecniche di memoria, CONTATTACI QUI.

Buona settimana dallo staff iMeMo University.

Questo l’articolo con la pubblicazione scientifica a riguardo.

Come si ricomincia a studiare/lavorare dopo le feste?

I 3 segreti per ripartire con lo studio dopo le feste! #Buon2017 #iMeMo

Pubblicato da iMeMo University su Lunedì 2 gennaio 2017

Ciao a tutti che voi seguite iMeMo University, con l’occasione di augurarvi un fantastico 2017 vi vogliamo condividere la modalità che noi utilizzeremo per riprenderci da queste belle ma anche impegnative vacanze di Natale. Certo impegnative perchè un pò per tutti sono stati il motivo per lasciarsi andare dal punto di vista dell’alimentazione, avere orari abbastanza sregolati e soprattutto aver fatto molto poco se parliamo di quello che concerne lo studio o l’approfondimento di libri che stavate leggendo per formazione personale.
Per tutti questi motivi le vacanze sono veramente belle ma dopo tutto questo periodo riprendere a lavorare e studiare è una delle cose più difficili del mondo considerando che bisogna passare dal puro far niente a lavorare in ufficio, leggere studiare e cercare di mantenere alto il livello di concentrazione.

Come abbiamo spiegato in più occasioni, la concentrazione ed il nostro livello di apprendimento sono condizionati moltissimo dalla nostra alimentazione e dal nostro benessere fisico. Si è dimostrato che dopo le sessioni di allenamento il nostro livello di concentrazione è molto più alto e che mangiare alcuni alimenti piuttosto che altri facilità le nostre capacità di acquisire informazioni e rimanere attenti mentre si studia o si lavora.

Quindi partiamo dalle piccole basi per iniziare a rendere il nostro tempo più produttivo e riprendere il livello di energie ottimale.

  1. Per prima cosa bisogna reidratarsi. Nel senso che è molto più facile che durante questi giorni abbiate bevuto spumanti, bibite gassate, alcolici, il che vi ha portato ad avere un livello di idratazione più basso del normale, non a livelli da ricovero, ma quella leggera disidratazione che rende più difficoltoso concentrarsi nella fase di studio e che rende più lunga la fase di memorizzazione delle informazioni. Per rimanere idratati durante una giornata dovremmo bere 37ml di acqua moltiplicata i kg che pesate. Se siete sotto rischiate di incorrere negli inconvenienti accennati prima, difficoltà a concentrarsi e fatica a studiare o leggere per tanto tempo di fila nuove informazioni o libri.
  2. Ricominciate a fare esercizio. Mettere in moto il corpo vi darà più energia mentale, vi permetterà di scaricare ed eliminare tossine in eccesso nel vostro corpo. bastano anche 30’ di corsa al giorno oppure fare 10 rampe di scale a ritmo sostenuto 3 volte al giorno. Tutto questo avrà come effetto quello di rimettervi in moto, predisporvi al lavoro ed anche a smaltire un pò di grasso viscerale accumulato durante questi giorni di stravizzi incontrollati.
  3. Pianificate il vostro studio/lavoro. Se non sappiamo in modo preciso quanto dobbiamo studiare al giorno, quanto tempo bisogna investire per arrivare al risultato, da dove partire per rimettersi in carreggiata, non inizieremo mai a riprendere i giusti ritmi, anzi ci arriveremo sicuramente ai normali ritmi, però facendo tanta fatica e perdendo tantissimo tempo, dovendo rinunciare a nostri impegni già presi, a fare sport, ad uscire con i nostri amici. Praticamente prendi tutto quello che devi fare, vedi quanto tempo hai a disposizione e, levando il 30% del tempo da valutare come imprevisto, dividi le cose che devi fare per il tempo che hai a disposizione così saprai quali standard devi mantenere per evitare di ritrovarti con l’acqua alla gola poco prima di ritornare in aula, o dell’inizio della sessione d’esame o di ritornare a lavoro.

Tutto questo funzionerà se lo applicherete quindi, non chiediamo di fidarvi cecamente di quello che vi viene spiegato ma perlomeno di cercare di applicarlo seguendo le indicazioni consigliate e poi rendervi conto quanto tutto questo può aiutarvi a rendere il tutto più produttivo, semplice e divertente!
 

Un saluto a tutti voi e ci vediamo al prossimo articolo iMeMo University

Psicocibernetica per gestire lo stress da esami

psicocibernetica

Qualche giorno fa, abbiamo ascoltato un programma su Radio DJ gestito da Fabio Volo. Spunti interessanti e divertenti, poi l’attenzione è salita ancora notando come Fabio era incuriosito da un messaggio particolare scritto da un ascoltatore: si parlava di Psicocibernetica.

Molti di voi in questo momento staranno pensando: “ma cos’è questa Psicocibernetica?”. Ecco vi vogliamo dare qualche dettaglio in più sull’argomento per aiutarvi a capire quanto possa essere importante per i vostri esami e non solo.

Ma andiamo con ordine.

Che cos’è la Psicocibernetica?

E’ l’arte di saper manovrare la mente, partendo dal presupposto che la mente funziona come un missile intelligente: una volta programmata verso un obiettivo ben preciso, mette in atto dei meccanismi automatici per il raggiungimento del “bersaglio”.

Da dove è cominciato tutto?

Il chirurgo plastico Maxwell Maltz in una fase della sua carriera ha iniziato a chiedersi in modo importante perché tanti suoi pazienti dopo aver subito un intervento chirurgico e migliorato il loro aspetto fisico, continuavano a contattarlo per fare ulteriori ritocchi estetici.

Vi è mai capitato di conoscere o sentir parlare di persone che continuano a farsi operare, arrivando a trasformarsi fisicamente in modo drastico?! Il dottor Maltz ragionando su questo atteggiamento capì una cosa fondamentale: in realtà le persone diventano schiave della chirurgia estetica perché non cambiano la percezione mentale di loro stessi. In parole povere i pazienti dimagrivano ma continuavano a vedersi grassi, si ritoccavano in meglio ma continuavano a vedere il loro corpo brutto ed inadeguato. E questo li portava a non essere mai soddisfatti di sé.

Il Dottore capì quanto è potente la nostra mente, quanto l’immagine di noi stessi possa condizionare i nostri risultati e cominciò ad introdurre il concetto di visualizzazione.

Per valorizzare questa tesi iniziò a testare i poteri della visualizzazione facendo delle prove pratiche in cui veniva chiesto a degli atleti di allenarsi non più solo fisicamente, ma anche immaginando loro stessi nell’azione di compiere gesti tecnici (gesti atletici impegnativi cose che magari avevano fatto fatica ad applicare e fare con successo fino a quel momento).

Il risultato straordinario fu che iniziarono ad eseguire quei gesti in modo naturale come se li avessero sempre fatti. Il noto sciatore Alberto Tomba è uno dei più noti utilizzatori di questa tecnica, insieme ad altri personaggi come Valentino Rossi: prima di ogni gara avevano ed hanno l’abitudine di visualizzare – immaginare tutto il percorso prima della gara. In questo modo il cervello registra l’azione come se facesse dal vivo i movimenti migliori, così in gara diventa più semplice e naturali ripeterli alla perfezione e di conseguenza ridurre al minimo gli errori.

Ora la domanda è…

Ma per quale motivo ci state spiegando tutto questo?”

Ottimo! Vogliamo darvi un suggerimento pratico per gestire l’ansia e lo stress che provate prima di ogni esame, al fine di aumentare il rendimento e soprattutto i voti. La visualizzazione vi può essere molto utile!

Esercizio di visualizzazione dei risultati

Dedicate del tempo a visualizzare l’esito del vostro esame, le domande che vi pone il professore, il modo in cui voi rispondete con sicurezza e preparazione… Perché tutto ciò aiuta il vostro cervello ad affrontare quella prova, vi permette di abbassare i livelli di stress e di aumentare il livello della performance.

In pratica, se immaginate una domanda che il professore potrebbe farvi e non sapete bene come rispondere, cosa fate? Esatto, ve la preparate ad hoc così da evitare brutte sorprese!  :lol:

In bocca al lupo dallo staff iMeMo.

 

Consigli per riprendere a studiare dopo le vacanze

riprendere a studiare

E’ arrivato settembre e dopo varie settimane di vacanze, chi un mese chi addirittura più tempo passati a rilassarsi al mare o in montagna, inizia un nuovo anno scolastico e bisogna ricominciare a studiare. Siete pronti?

Lo sappiamo che dopo essersi lasciati andare per tutto questo tempo rimettersi a testa bassa sulla scrivania è veramente difficile e allora anche questa volta vi vogliamo dare una serie di utili consigli per riprendere a studiare e rimettervi facilmente all’opera evitando di farvi prendere dallo sconforto oppure dalla stanchezza.

Iniziare con il piede giusto è la soluzione migliore per ottenere subito il massimo dei risultati!  :-)

Da dove RI – COMINCIARE?

  1. PIANIFICAZIONE: Mettersi a studiare è troppo impegnativo se non sapete quanto dovete studiare ogni giorno e se non avete un piano ben preciso di lavoro. Quindi per prima cosa fatevi una pianificazione. Prendete gli esami che dovete preparare e iniziate a capire quante pagine al giorno dovete studiare per prepararlo in tempo utile. Ricordatevi sempre però che bisogna togliere il 30% del tempo a disposizione per essere sicuri di finire in tempo per la data prefissata.
  2. RIPASSO: Chi di voi non ha ancora cominciato l’università perché si è diplomato lo scorso anno, consigliamo di ripassarvi gli argomenti trattati al Liceo inerenti quello che andrete a studiare i prossimi anni.  Questo perché le sinapsi all’interno del nostro cervello dopo tanto tempo che non lo utilizziamo, che non lo teniamo in allenamento, è come se fossero meno forti e rapide di quando siamo sotto studio costante e quindi la sensazione iniziale quando ci rimettiamo sui libri è di fare una fatica assurda a ricordare anche la cosa più semplice. Proprio per questo motivo andare a rispolverare delle informazioni ci aiuta a rientrare in allenamento, a riprendere il ritmo.
  3. ALLENAMENTO  DEGLI OCCHI: Leggete dei libri, tenete i muscoli degli occhi allenati. Questo per lo stesso discorso che facevamo prima, se non leggiamo da tanto tempo rimettersi a leggere ora anche la cosa più semplice sembra un’impresa e quindi bisogna riconquistare il vecchio grado di velocità. Per chi di voi non li abbia mai fatti potete aiutarvi con gli esercizi di lettura veloce dedicati alla mobilità dell’occhio e all’ampliamento del campo visivo.
  4. ALIMENTAZIONE: Strano ma vero anche l’alimentazione e la forma fisica ci aiutano ad alzare il nostro livello di energie, quindi se non siete iscritti in palestra o non fate regolarmente sport, iniziate ad allenarvi con una certa regolarità e soprattutto riducete il consumo di crepes alla nutella, gelati, patatine fritte, birre e super-alcoolici. Questo è un ottimo modo per riprendere al massimo il nostro livello di concentrazione e produttività. Ricordiamoci che l’alcool ha un effetto nocivo sulle cellule celebrali, quindi è doveroso iniziare a disintossicarsi. Certo che un birra ogni 10 giorni non crea nessun problema, il consiglio è per chi ne fa un uso esagerato in assoluto. Ricordatevi di bere tantissima acqua quando studiate perché vi aiuta a mantenere alto il  livello di energia e concentrazione.

Augurandovi uno straordinario inizio vi diamo appuntamento al prossimo articolo denso di consigli pratici per migliorare lo studio e il vostro apprendimento e per avere una memoria straordinaria!

Buon Inizio!

Università: come prepararsi ai test d’ingresso

come-prepararsi-ai-test

Dovete affrontare i test d’ingresso per iniziare la carriera universitaria?

Indipendentemente dalla facoltà che avete scelto, c’è un modo efficace su come prepararsi ai test d’ingresso. Ecco come affrontarlo al meglio!

  • Ripassate tutte quelle materie che facilmente vi potrebbero chiedere durante il test, per esempio chi farà il test per la facoltà di medicina dovrà assolutamente rivedersi materie come biologia e chimica.
  • Dedicate almeno 2 ore ogni mattina a ripassare queste materie.
  • Oltre la fase di ripasso dovrete assolutamente esercitarvi a fare i test, quindi scaricatevi tutti i test che sono stati somministrati nelle prove che vanno dal 2001 al 2015. Ovviamente una volta scaricati dovrete farli. L’obiettivo di fare il test è quello di abituarvi a fare la prova e quindi arrivare il giorno del test che sarete già ampiamente abituati a farli.
  • Alternate un pomeriggio si e uno no in cui farete un test, con le stesse caratteristiche con cui lo dovrete fare durante la prova vera e propria! In parole povere mettetevi il timer con il tempo e rispondere alle domande.

ESERCITATI E POI CORREGGI

Correggerete il test il giorno successivo. Nel senso che valuterete le domande giuste, quelle sbagliate e vi calcolerete il punteggio che avete totalizzato. Questo vi darà una percezione del punto in cui vi trovate con la vostra preparazione e andando avanti con le prove vi renderete conto quanto state migliorando grazie ai vari punteggi. Non scoraggiatevi se il primo punteggio non sarà quello che vi aspettate. State lavorando per migliore e imparare come affrontare il test, vuol dire che in parte sarà normale, in parte state imparando. Meglio sbagliare ora che durante il test ed dover provare di nuovo il test tra un anno!

Durante la fase di correzione studiatevi le risposte che non conoscete e quelle alle quali avete risposto correttamente ma per un caso puramente fortuito. Purtroppo non è scontato che avrete la stessa fortuna la seconda volta. Per chi di voi conosce le tecniche di memoria al fine di assicurarvi la risposta giusta la prossima volta che vi capiterà lo stesso quesito, vi basterà

memorizzare la parola chiave della domanda con la parola chiave della risposta e questo vi renderà il compito molto più semplice!

Tutto questo potete applicarlo allo stesso modo sullo studio della prova scritta dell’esame per la patente!

Applicate questi consigli, datevi da fare e un gigantesco in bocca al lupo!
Se vi applicherete nel modo giusto otterrete un risultato soddisfacente e magari anche inaspettato!

Studiare con il caldo? Ecco come si fa!

studiare-con-il-caldoEstate tempo di vacanze!  :-D

Anche noi di iMeMo University siamo pronti a rilassarci sotto l’ombrellone, però non volevamo lasciarvi senza un paio di consigli utilissimi per affrontare queste assolatissime vacanze.

 

CONSIGLI PER CHI DEVE STUDIARE CON IL CALDO

Per chi di voi dovrà studiare per gli esami di settembre o preparare qualche test di ammissione per le facoltà universitarie, i consigli principali sono questi:

  • Evitate le ore troppo calde della giornata. Altrimenti il vostro cervello rischia di fondere.
  • Bevete tantissima acqua, vi terrà molto più svegli, attivi e produttivi. Ricordiamoci che l’acqua mantiene alto lo scambio idrolitico tra le cellule e quindi alto il livello di energia.
  • Riposatevi, perché il vostro cervello ne ha bisogno ma solo dopo esservi fatti un piano di lavoro ben strutturato. (Se non riposate il giusto tempo rischiate di iniziare un anno di studio più stanchi di prima e questo non vi aiuterebbe!)

Allo stesso tempo so che se non vi fate un piano di lavoro ben formato, arriverete i 10 giorni prima delle prove che avete da affrontare che non avrete fatto assolutamente niente e studiare un programma intero in 10 giorni è una cosa veramente ardua, improduttiva che vi farà iniziare l’anno con delle lacune così grandi da rendere un inferno il prossimo anno, che voi ci crediate o no. Questo non è per scoraggiarvi ma per darvi un gigantesco consigli, un po’ per volta è meglio di tutto in fretta e senza criterio!

E PER CHI NON DEVE STUDIARE?

Chi ha già superato tutti gli esami e non ha debiti formativi può permettersi di andare in vacanza a cuor leggero e godersi il meritato riposo, ma anche in questo caso abbiamo un consiglio da darvi:

  • anche se non vorreste fare altro che svagarvi e passare tutte le vostre serate tra amici e discoteca, dedicatevi un po’ di tempo al giorno (anche solamente mezz’ora) a leggere un libro o a fare qualche gioco di logica, per tenere sempre attivo il cervello!

Dovete sapere che all’interno del cervello ci sono delle cellule particolari, chiamate cellule gliali che favoriscono le sinapsi e il funzionamento del cervello. Tanto più si studia e si apprendono cose nuove, tanto più il cervello le produce e rimane attivo, sveglio, veloce e ben funzionante! Il che vuol dire che stare 1 mese intero senza toccare libro rallenterà troppo le vostra velocità celebrale. Allora se non volete accusare ad settembre l’immensa fatica di rimettervi sui libri a studiare, fare questo piccolissimo esercizio vi terrà in allenamento quanto basta!

Detto questo passate delle fantastiche vacanze, ci rivediamo a settembre con tante novità, eventi e consigli utili da condividere con voi!

Buone vacanze!!!

 

Esame di Maturità: come prepararsi alla Prova Orale

prova orale esame di maturitàSiamo finalmente giunti alle battute finali dell’esame di maturità, dopo aver superato questo e questo.

Probabilmente qualcuno di voi quando leggerà questo articolo sarà già sotto all’ombrellone a godersi le vacanze mentre qualcun altro è ancora immerso nello studio per affrontare quella che è la prova ora dell’esame di Stato, cioè l’interrogazione finale.

Anche in questa occasione iMeMo University vuole darvi dei consigli per finire al meglio questa prova iniziata verso la fine di giugno.

Consigli per affrontare la prova ora

Questo è il momento in cui vi giocate il voto finale dell’esame è quindi inutile dirvi che avere una preparazione degli argomenti straordinaria vi aiuterà ad evitare di fare errori. In queste occasioni però l’ansia, lo stress e le abilità  comunicative sono fondamentali per ottenere un ottimo risultato.

Se avete letto qualche articolo di tecniche di comunicazione saprete che il 93% dell’efficacia comunicativa dipende:

  • dal tono di voce
  • dalla comunicazione non verbale
  • e da quanto siete in grado di gestire lo stress.

Questo non significa assolutamente che basta avere un’ottima abilità comunicativa per ottenere un ottimo voto all’esame, è necessario anche essere estremamente preparati e competenti. Allora uno dei consigli che vogliamo darvi è questo:

partite con un’apertura energica
perché ciò vi aiuterà a scaricare lo stress.

Apertura energica nel senso di avere un bel tono di voce, volume alto, sorridenti! Sappiamo che sarà una prova importante e se riuscirete a trasferire entusiasmo la vostra valutazione all’esame sarà sicuramente più alta delle vostre aspettative.

Quando parlerete della vostra tesina, non parlate solo con il presidente di commissione, mantenete il contatto visivo con tutti i professori soprattutto quelli che fanno parte della commissione esterna. Loro hanno un’idea di voi limitata agli scritti quindi fare una prima ottima impressione coinvolgendo anche loro nella discussione della tesina li porterà più facilmente ad un giudizio positivo. Guardare negli occhi l’uditorio è uno dei modi per mantenere alto il livello di attenzione di chi vi ascolta e coinvolgerlo. Non fissateli però per un quarto d’ora, altrimenti risulterebbe un po’ fastidioso…bastano pochi secondi (ma non siate neanche troppo veloci, evitate di fare scanning).

La commissione interna conoscendovi confermerà solo il giudizio positivo che ha di voi, certo che se questo giudizio non è poi così positivo almeno riuscirete ad acquistare un po’ di punti nei loro confronti.

Se potete, portare altre copie stampate a colori della mappa mentale o della tesina che avete preparato per lasciarla a tutti i professori all’inizio dell’interrogazione. Questo gesto di attenzione e interesse nei loro confronti potrebbe far aumentare di molto il loro gradimento nei vostri confronti.  ;-)

Calibrate il vostro tono di voce e la velocità in base al professore con cui state parlando, anche questo vi aiuterà a dare di voi l’impressione di essere persone ancora più competenti. Aiutatevi con le mani descrivendo a gesti, non in modo esagerato ma con sobrietà quello che volte dire, questo per aumentare il vostro livello d’impatto comunicativo.

Mai dire “Non lo so”

Infine, un ultimo importantissimo consiglio. Se vi faranno una domanda di cui non sapete minimamente la risposta non rispondete “non lo so”! Questo vi farà perdere un sacco di punti. Prendete tempo iniziando ad introdurre degli argomenti generali inerenti quel tipo di informazione richiesta e poi fate una domanda di specificazione come: “Mi scusi professore ma in merito a quest’argomento cosa vuole sapere in particolare?

Se verrà fatta con il giusto tono, la domanda non risulterà sgarbata ed arrogante anzi vi aiuterà ad acquisire informazioni utili per rispondere alla domanda, probabilmente potrebbe arrivare quel suggerimento che vi aiuterà a sbloccarvi e farvi venire in mente quell’argomento.

Ricordatevi di…

Al fine di gestire il vostro livello di energie fate un’abbondante colazione ma non vi abbuffate di cioccolatini o zuccheri troppo veloci da digerire perché dopo 40 minuti inizierete ad accusare ancora di più la stanchezza visto che il vostro livello di energie inizierà ad abbassarsi.

Il giorno prima ripassate gli argomenti che potrebbero chiedervi in linea con la vostra tesina ma non vi massacrate a studiare cose nuove, arrivati a questo punto quello che sapete bene il resto vi farà solo aumentare il vostro livello di stress.

Ed ora in Bocca al lupo e che questi consigli possano farvi fare una straordinaria prova orale!

Ps: Se avete bisogno di altri suggerimenti pratici, noi ci siamo…scriveteci qui!

La Terza Prova si supera così

terza-prova-imemo

Ecco che dopo i primi due giorni di delirio arriva il momento di affrontare la terza ed ultima prova scritta dell’esame di maturità. Anche questa volta noi di iMeMo University vogliamo essere vicini ai nostri allievi e a tutti gli studenti, così abbiamo deciso (dopo i suggerimenti per la Prima Prova) di darvi qualche consiglio utile per uscire vincitori anche da quest’ultimo scritto.

Se può confortarvi sappiate che dopo ci sarà l’orale e una volta fatto quello dovrete solamente indossare il costume e correre in spiaggia per godervi un po’ di sano e meritato riposo.

Gestire le Emozioni

Gestire l’emozioni è sempre fondamentale per evitare di guardare per 15 minuti le domande con la mente che non sa dove andare a parare per il momento di panico dovuto allo stress da esame. Quindi prima di entrare in aula, applicate sempre tecniche di rilassamento ricordandovi però di non arrivare eccessivamente rilassati perché con la troppa tranquillità potreste fare errori di distrazione. Meglio rimanere attenti e svegli!

Terza Prova d’Esame: ecco come iniziare (altro…)

Esame di Maturità: consigli pratici per affrontare la prima prova

esame di maturità

Ecco che si avvicina per molti studenti il momento importante dell’esame di maturità: tra due giorni ci sarà la prima prova scritta di tutti gli allievi che quest’anno affronteranno l’esame di stato.

Cari studenti, parecchi di voi saranno sicuramente impegnati a ripassare tutte le informazioni possibili ed immaginabili per essere pronti ad affrontare le possibili tracce che usciranno per il saggio breve. Magari qualcuno di voi si è convinto a fare l’analisi del testo (che sicuramente è più temuta del saggio breve perché richiede un quantitativo di conoscenze dell’argomento maggiore), in ogni modo rimane un prova impegnativa e quella che da il via a tutta la sessione d’esame che si concluderà con la prova orale.

Sappiamo che sarà una prova molto impegnativa e per questo noi di iMeMo University oltre ad augurarvi un gigantesco “IN BOCCA AL LUPO” vogliamo darvi qualche consiglio pratico per affrontare al meglio la prima prova!

QUANDO RIPASSARE?

Ripassare è fondamentale ma forse non vi hanno spiegato che il nostro cervello ha dei tempi di elaborazione delle informazioni specifici; quello che io leggo e studio oggi, purtroppo domani lo ricordo molto meno di quanto possa ricordare appena finito di studiare, infatti quello che leggete oggi lo ricorderete e lo saprete spiegare meglio dopodomani.

In parole povere distruggervi a studiare tante cose il giorno prima della 3° prova o della prova orale ha come effetto di aumentare tantissimo il vostro livello di confusione ed abbassare il vostro livello di sicurezza.

Se dovete studiare tante cose e memorizzare cose che non sapete, studiate cose nuove fino a due giorni prima della prova!

Il giorno prima dedicatevi solo a ripassare e confermare conoscenze che già avete senza sovraccaricarvi. Anzi pensate ad altro, prendete del tempo per voi. Rilassatevi! Arrivare troppo stanchi alzerebbe il vostro stress e non vi renderebbe lucidi per affrontare al meglio la prova.

UNA MAPPA DA CUI PARTIRE

Per fare al meglio la prima prova, appena avete deciso quale traccia volete svolgere, fatevi una Mappa Mentale (se siete profani della materia, fatevi uno schema delle idee che vi vengono per svolgere la traccia). Vi suggeriamo nello specifico di fare una mappa mentale perché vi consentirà di iniziare ad organizzare le informazioni per argomenti: darete un ordine logico a tutte le vostre idee e questo vi aiuterà tantissimo nello scrivere un buon tema!

Per voi temerari che farete l’analisi del testo, state molto attenti a leggere le domande: la maggior parte delle risposte le troverete lì sopra. Certo che per quelle più filosofiche e a carattere storico anche qui una bella mappa mentale è di fondamentale aiuto per organizzare il lavoro e rispondere in modo esaustivo.

RELAX

Mantenete la calma applicando tecniche di rilassamento o facendo respirazioni diaframmatiche ma non esagerate!

COME CONCLUDERE

Infine, ma questo forse ve l’hanno già detto tutti i professori: Non siate troppo scontati sulle conclusioni. Quando avrete deciso di svolgere una traccia, andate avanti fino in fondo e non preoccupatevi di aver scelto una traccia giusta o sbagliata.

Se date il vostro meglio sarà sicuramente un’ottima prova.

Concentratevi solo su voi stessi!

Lo staff di iMeMo University vi augura ancora un gigantesco in bocca al lupo. :)

Come Gestire lo stress durante gli Europei 2016

europei 2016

Come ben sapete il 10 giugno sono iniziati gli Europei 2016.

Molti di voi ma sopratutto gli appassionati di calcio si saranno già organizzati per vedere la nostra Nazionale che sfiderà la Svezia.

In questi casi è normale sentire un po’ di ansia da prestazione e ciò non accadrà attaccherà solo i giocatori della nostra nazionale o quelli della nazionale Svedese ma sarà una sensazione diffusa anche tra tutti quei tifosi che di calcio ci vivono e sono quelli più accaniti e sfegatati!

Vi è mai capitato di vedere una partita della vostra squadra preferita (di qualunque sport di cui siete appassionati) e poco prima di iniziare la gara, o magari verso la fine quando l’esito della partita non è ancora deciso, iniziare a sentire quei crampi allo stomaco?

Alcuni addirittura sono costretti ad andare al bagno, sudano freddo, hanno la bocca un po’ impastata o parlano non riuscendo a scandire bene le parole, insomma somatizzano lo stress attraverso il corpo. E questo è anche quello che succede ai giocatori quando scendono in campo (e soprattutto agli studenti che, in questo periodo si stanno preparando per affrontare l’esame di maturità!!!).

Pensate quante volte quell’ansia e quello stress vi hanno paralizzato e  non vi hanno consentito di essere lucidi nell’affrontare una prova o una gara sportiva. Pensate a quanto avete sofferto nel vedere la vostra squadra che si giocava il risultato della partita negli ultimi secondi della gara…

Questo è quello che potrebbe succedere a parecchi di noi in questi giorni, che sia partita di calcio o esami di studio.

Ciò che forse non sapete è che lo stress non è solamente negativo. Si divide in Eustress e Distress!

Sono 2 tipi diversi di stress che ci hanno effetti diversi sul nostro corpo:

  • EUSTRESS – ci mantieni attivi, svegli, pronti a reagire
  • DISTRESS – ci paralizza, non ci consente di agire bene, ci blocca e non sappiamo come comportarci. In pratica ci facciamo prendere dal panico.

Come possiamo renderci conto se un giocatore che sta in campo si fa prendere dal primo o dal secondo? Qualcuno potrebbe dire “ma sono dei professionisti, impossibile che si facciano prendere dal panico”, ed invece anche loro subiscono lo stress! Solo che sono bravi a non darlo a vedere. Ma pensate a tutti quegli errori inaspettati, grossolani, clamorosi…beh quelli sono dovuti ad una scarsa gestione dello stress!

Come trasformare lo stress in qualcosa di produttivo senza subirlo?

Vediamo insieme veloci tecniche pronte all’uso e utili allo scopo:

  1. Sicuramente fare delle respirazioni diaframmatiche è uno dei modi più rapidi per abbassare il livello di distress. Sono diaframmatiche tutte quelle respirazioni che utilizzano il diaframma, cioè in cui si respira di più di pancia. Solitamente siamo abituati a respirare con il torace quindi ad utilizzare solo un 30% della nostra capienza polmonare. Fare 10 respirazioni profonde vi aiuterà ad abbassare il livello di distress.
  2. Un altro modo per abbassare lo stress consiste nel visualizzare i colori dell’arcobaleno in successione. Le frequenze dei colori dal rosso al viola tendono a mandare il nostro cervello in fase si rilassamento e di conseguenza abbassare il livello di stress, ma non troppo!

Provate ad applicare questi piccoli consigli quando sarete tesi

e fateci sapere come è andata!

Mappa Mentale de “La regina dei Castelli di Carta”

mappa mentale Ilaria

Si può creare una mappa mentale per sintetizzare e ricordare qualsiasi cosa, ma forse questo già lo sapete!

Oggi vogliamo condividere con voi la coloratissima mappa mentale di Ilaria una delle nostre corsiste, che si è messa alla prova realizzando la sua personale mappa mentale de “La regina dei castelli di carta“: un romanzo poliziesco dello scrittore e giornalista svedese Stieg Larsson.

Vi piace? Che ne dite possiamo fare i complimenti ad Ilaria?  :-)

(Se vuoi approfondire l’argomento, CONTATTACI)

 

Ricette di Pasqua: imparale con le Tecniche di Memoria

tecniche-di-memoria

Come tutti gli anni arriva il periodo di Pasqua e tutte le nonne e le mamme cucinano piatti prelibati e dolci particolari come la pastiera napoletana, la colomba o l’agnello. Alcune di queste ricette di Pasqua richiedono una preparazione particolare e minuziosa. Si sa che se segui le indicazioni in modo pedissequo ottieni un risultato migliore, soprattutto se si tratta della preparazione dei dolci. Sicuramente ci sono dolci che sono più difficili da preparare e anche ricordarne la ricette è più impegnativo.

Vediamo allora qualche consiglio per memorizzare i passaggi della preparazione di una ricetta con le tecniche di memoria.

Ricordiamoci un presupposto importante che la nostra memoria è maggiormente visiva. Vuol dire che se vogliamo memorizzare una ricetta dobbiamo rendere ogni passaggio il più facile possibile da immaginare, come se fosse una sorta di film mentale.

Per esempio per fare la pastiera è necessario creare l’impasto iniziale che poi andrà a creare la base della torta. In molte ricette ti viene richiesto di mettere la farina a “fontana” e poi versarci sopra uova e burro. Proprio per andare a sfruttare il fatto che la memoria è visiva, per ricordare questo passaggio, potete immaginare una fontana che conoscete molto bene e che da questa piuttosto che uscire l’acqua escano fiumi di farina, con miste a “uova” di Pasqua e panetti di burro interi! Tutto chiaro? :)

Ecco se adesso quello che hai letto ti è sembrato strano e ti ha fatto anche un po’ ridere è una buona cosa perché hai iniziato ad memorizzare uno dei passaggi fondamentali della creazione della pastiera napoletana.

Ricordiamoci anche che fare delle associazioni mentali ci aiuta a ricordare soprattutto quelle informazioni più specifiche e difficili da immaginare come i dosaggi e le quantità. Infatti per ricordare che devi utilizzare 600gr di farina per fare l’impasto che abbiamo visualizzato prima, puoi immaginare che dalla montagna di farina escano i guerrieri del film 300, però con tutti il proprio sosia, quindi sono 600!

Più sarai fantasioso e creativo e più sarà facile memorizzare qualunque tipo di informazione.

Conoscendo una delle tecniche di memoria più efficaci che è lo schedario mentale di Leibniz, ricordare i numeri precisi dei dosaggi ed i passaggi diventa ancora più semplice e veloce. Ma di questo ne parleremo un’altra volta (Se vuoi approfondire l’argomento, CONTATTACI)

Detto questo in bocca al lupo per i tuoi dolci e buona Pasqua!

2 Tecniche di Rilassamento Homemade

tecniche-di-rilassamento

La società di oggi, il mondo del lavoro, l’ambiente universitario o scolastico ci richiedono sempre di più di essere multitasking, di portare avanti progetti in modo veloce ed efficace. Immagina quindi le volte che avresti voluto studiare per più ore ma hai avuto grande difficoltà a gestire la tua concentrazione, a mantenere il filo del discorso piuttosto che pensare a tutt’altro mentre stavi leggendo un testo.

Scommetto che ci sono volte che vorresti studiare e apprendere in poco tempo  tutto quello che devi ricordare, però poi non riesci a portare a termine gli obiettivi che ti sei prefissato. Magari sei al lavoro ma non riesci a portare avanti i progetti. Pensa anche quanto l’ansia e lo stress ti hanno giocato brutti scherzi, non facendoti rendere quanto realmente meritavi e per quanto ti eri preparato.

Per questo ti voglio dare dei consigli per auto rilassarti ed imparare a gestire lo stress ed aumentare il tuo livello di concentrazione. Tutto questo ti porterà ad essere più rilassato, a studiare e lavorare più rapidamente e ad essere molto più produttivo.

Si sente sempre più parlare di tecniche di meditazione e yoga ma quello che ti sto consigliando sono 2 semplici tips sulle tecniche di rilassamento che puoi applicare da solo anche senza l’aiuto del tuo istruttore di yoga.

  1. la MUSICOTERAPIA è una delle tecniche di rilassamento più utilizzate. Aiuta il cervello ad entrare in fase alfa, quello stato cerebrale in cui lo scambio sinaptico interneuronale tra l’emisfero sinistro e l’emisfero destro è più alto, quindi il tuo cervello è più concentrato e apprende più facilmente le informazioni che dobbiamo ricordare. Quali musiche possiamo utilizzare? Sicuramente l’hard rock non è consigliata allo scopo, ma musiche con un ritmo continuo, strumenti classici, possibilmente non cantata.
  2. La RESPIRAZIONE è una delle fonti di rilassamento più antiche. Aiuta a scaricare l’ansia e lo stress. Soprattutto a trasformare li distress in eustress, cioè quella buona dose di stress che però ti tiene sveglio nelle situazioni importanti e pronto a reagire. Se fossi troppo rilassato i tuoi risultati non sarebbero dei migliori perché rischieresti di fare errori di distrazione. Nel concreto quando senti di doverti rilassare e concentrare meglio, metti una mano sulla tua pancia ed inizia a fare delle respirazioni profonde. Falle lentamente e se senti che dopo un po’ inizia a girarti la testa è normale ma non esagerare.

Solamente applicando questi due consigli ti renderai conto che la tua produttività aumenterà e che riuscirai a gestire meglio ansia e stress. 

Se proprio non dovessi riuscirci, CONTATTACI e troviamo insieme la soluzione più adatta a te.

Sempre più apprezzati dai Manager i Corsi sulle Tecniche di Memoria

interrogazioni - imemouniversity

Nozioni da apprendere, facce da ricordare, la scaletta di un discorso da memorizzare, per non scordare nessun punto e far bella figura durante un intervento in pubblico. Tra i tanti corsi che i manager seguono in questi anni, per tenersi aggiornati ed essere sempre al top, ci sono anche quelli sulle Mappe mentali, tecniche di apprendimento che promettono di ridurre i tempi davanti alla scrivania, a studiare nuove leggi o a immagazzinare dati.

Banchieri, psicoterapeuti e persino dirigenti di aziende automobilistiche piuttosto che della moda, li hanno aggiunti in agenda, alla stregua del corso per imparare una nuova lingua straniera, quello per fare proprie le tecniche di Programmazione neurolinguistica, piuttosto che l’uso della voce per convincere e affascinare la platea di azionisti. «Il metodo di apprendimento delle mappe mentali consente di gestire al meglio il business e di risparmiare tempo, proprio come quando si prende un treno ad alta velocità invece di un regionale», spiega Matteo Salvo, autore di diversi libri, l’ultimo dei quali “Metti il turbo alla tua mente con le mappe mentali”.

per i veicoli commerciali per la casa automobilistica Volkswagen. «Tutti dirigenti di alto livello determinati a migliorare le proprie performance — afferma il formatore — a definire gli obiettivi, a memorizzare dati complessi. E tutto ciò apprendendo in appena due giorni un metodo che consiste nell’abbinare a ogni concetto un immagine a colori». Salvo è solo uno dei tanti coach che propongono corsi alle aziende per sviluppare le cosiddette soft skill, quelle competenze che non si studiano all’università, ma che sono sempre più importanti. Difficile dare dati su quanti siano in tutto questi formatori, su quante le ore di lezione tenute, sui risultati concreti raggiunti. Ma basta andare su Internet per rendersi conto della varietà dell’offerta. Secondo l’Asfor (l’associazione formazione manageriale) i corsi per lo sviluppo della leadership sono la priorità per le imprese. Molte realtà chiedono ai propri dirigenti di seguirli per acquisire la capacità di motivare i dipendenti, di coinvolgere e far partecipare tutta la squadra nei progetti più strategici. Poi ci sono i corsi come quelli sulle mappe mentali, inventate diversi anni fa da Tony Buzan, un signore inglese, che ha superato i settant’anni, ha scritto numerosi manuali su questi particolari metodi di apprendimento e ha fondato i Campionati mondiali di memoria di Londra e i suoi formatori si sono diffusi in tutto il mondo. L’uso delle mappe consente, a chi apprende il sistema, di ricordare più in fretta i risultati ottenuti dalla propria società in un determinato paese, rispetto a quelli conseguiti in un altro, o ancora permette al manager di prendere decisioni su dove aprire nuovi punti vendita e dove no. C’è chi ha addirittura seguito i corsi per poi diventare a sua volta un insegnante. È il caso di Riccardo Penna, responsabile della formazione commerciale in Alfa Romeo fino al 2010. E oggi lui stesso autore di un libro “Respirare con la mente”, che promette al lettore un aiuto per raggiungere gli obiettivi prefissati, migliorando la concentrazione sui punti di forza di ciascuno, gestendo energia ed emotività. «In Alfa Romeo — ricorda Penna — le mappe mentali ci sono persino state utili per il lancio della Mito». Ma come si traccia una mappa mentale? Al posto dei classici punti che in genere appuntiamo in un foglio, si useranno delle figure. Innanzitutto, secondo il metodo di Buzan, si deve identificare un concetto chiave, che verrà abbinato a un’immagine per favorire poi altre associazioni creative. Da qui si parte, aggiungendo rami colorati, utili a schematizzare altre parole e argomenti secondari. «Le nozioni per memorizzare più velocemente attraverso le mappe mentali si apprendono in breve tempo, ma poi serve tanto allenamento», afferma Salvo. Lui stesso si è avvicinato a questo metodo quando era all’università per riuscire a passare gli esami più in fretta. Poi dopo la laurea in ingegneria ha deciso di utilizzare queste tecniche per costruirsi una carriera. Nel 2013 si è aggiudicato il titolo di International master of memory ai campionati mondiali di memoria di Londra, memorizzando la sequenza delle carte in un mazzo da cinquantadue in meno di due minuti di tempo, quella di circa dieci mazzi in meno di un’ora e nella stessa quantità di tempo ha dovuto memorizzare un numero lungo circa mille cifre. Tutto questo senza commettere errori. Oggi Salvo tiene corsi a Milano, Torino, nel Triveneto. La domanda di corsi di questa natura c’è. «Ed è in crescita, tanto che il numero di persone che ho da formare solo nella mia scuola è cresciuto nel giro di pochi anni del 30 per cento — racconta il formatore — E adesso ho iniziato anche a realizzare dei campus estivi per i bambini, perché anche nelle scuole c’è tanto bisogno di imparare un metodo per apprendere in velocità». In appena due giorni si apprende un metodo che consiste nell’abbinare a ogni concetto un’immagine a colori Matteo Salvo è autore di diversi libri, l’ultimo dei quali “Metti il turbo alla tua mente con le mappe mentali”. Negli anni ha formato molti top manager

7 difetti di Memoria che ci possono ingannare

memoria in rosa

Ricordare è una cosa affascinante, ma non sempre attendibile ed esistono alcune distorsioni molto ricorrenti per cui il nostro cervello «modifica» la realtà a proprio piacimento.

A tutti sarà successo di condividere un ricordo con un familiare e scoprire che la versione di ognuno è differente (tanto o poco che sia). Chi ricorda una persona, un paesaggio una frase o un finale e chi ne ricorda un altro. Chi ricorda solo i particolari entusiasmanti e chi solo quelli negativi. E infine chi non ricorda nulla, o quasi, di un determinato accaduto.

Il giornale Medicaldaily (articolo tradotto anche sul Corriere della Sera) elenca 7 abbagli ricorrenti che può prendere la memoria (anche nelle persone perfettamente sane):

1. Criptomnesia

Può accadere di scrivere una “nuova” composizione musicale e credere in buona fede che si tratti di una creazione originale, quando in realtà è un plagio. Siamo allora davanti a un caso di criptomnesia, che genera appunto una copiatura assolutamente inconscia. Richard Marsh, psicologo cognitivo dell’Università della Georgia, dichiara all’American Psychological Association: «Ogni sforzo creativo contiene un ricordo di quello che abbiamo vissuto in passato». La criptomnesia è dunque un’alterazione della memoria per cui un ricordo può perdere, con il tempo, il suo carattere mnestico, e riaffiorare come fosse una creazione personale.

2. Distorsione da supporto della scelta

Avete presente quando si tende a trattenere solo i ricordi che rafforzano una scelta? Per esempio: abbiamo deciso di andare alle Hawaii a scapito della Florida e la nostra memoria conserverà, per supportare questa scelta, ogni ricordo vantaggioso di quell’esperienza, rimuovendo o tralasciando ogni ricordo spiacevole che darebbe ragione all’opzione differente. In psicologia cognitiva questo si chiama “bias di supporto della scelta”: il ricordo di scelte effettuate in passato è migliore del ricordo di possibilità di scelta scartate.

3. Effetto Cross-race

Ci sono persone particolarmente incapaci di ricordare individui di etnia differente e questo tipo di distorsione è particolarmente delicata nel caso di testimonianze e identikit. In parte è fisiologico memorizzare meglio i tratti di una persona appartenente alla nostra stessa etnia e dunque con un viso più familiare, ma in alcuni casi la memoria, quando si tratta di ricordare il volto di una persona di etnia diversa, genera ricordi decisamente non attendibili e generici.

4. Memoria in rosa

Accade talvolta di trattenere solo i ricordi belli e di trasformare quelli meno rosei in ricordi entusiasmanti, minimizzando le esperienze negative. Come se si rivivesse la realtà con delle lenti rosa, che ti fanno soffermare solo sui particolari piacevoli, omettendo, con l’abilità e la destrezza tipica della memoria, tutto quanto può turbare il nostro stato d’animo. È un fenomeno psicologico che si nutre della nostalgia, modificando la realtà e filtrandola per poterla rivivere a proprio piacimento.

5. Effetto Google

Si chiama “Google effect” ed è un problema molto attuale. Si tratta della difficoltà a ricordare informazioni trovate con troppa facilità (come quando si fa una ricerca su Google per esempio). Così come si accede facilmente e velocemente a informazioni di ogni tipo, avviene che questa mole di dati trovati senza sudore cadano con altrettanta velocità nel dimenticatoio. La memoria è tanto più solida quanto più deve lavorare ed è nemica delle scorciatoie. Quando si facevano le ricerche sulle enciclopedie, consultando manuali e libri fino allo sfinimento, si trattenevano le informazioni con maggior facilità, mentre la memoria al tempo di Wikipedia corre il rischio di essere labile.

6. Correlazione illusoria

Si ricordano due eventi in correlazione, ma in realtà non è vero ed è una distorsione mnemonica tipica del pregiudizio. È il caso di una persona che ha avuto un incontro negativo con una determinata razza di cane e tende a ricostruire due ricordi in modo distorto, mettendoli in relazione anche quando non lo sono. Esempio: ricordo un’esperienza negativa con un pitbull, mi ricordo di un giorno in cui sono stata morsicata da un cane, ricordo che quel cane era un pitbull (invece magari era un golden retriever).

7. Rigurgito di reminescenza

Accade soprattutto alle persone anziane, in quell’epoca della vita in cui i ricordi autobiografici di vecchia data hanno il sopravvento su quelli recenti (e in realtà c’è un motivo profondo). Può succedere di ricordarsi improvvisamente a memoria un verso della “Divina Commedia” studiato 60 anni prima, come se si aprisse per magia un cassetto che restituisce, vividi e freschi, ricordi che sembravano sepolti. E magari poi si fa fatica a ricordarsi cosa si è mangiato a pranzo.

L’esame e i tempi di recupero: l’importanza del riposo

riposo pre esame - imemouniversity

Il riposo ha un ruolo centrale nella gestione dei tempi di recupero prima di un esame, tuttavia, spesso, lo stato emotivo che lo precede genera situazioni non proprio rilassanti e assolutamente controproducenti!

Nel precedente approfondimento abbiamo parlato dei rischi legati all’insonnia, oggi continueremo su questo tema evidenziando tutte le possibili conseguenze della mancanza di un sano riposo.

La carenza di riposo comporta l’alterazione di molti equilibri personali spesso in grado di interferire sulla quotidianità delle persone.

Non pensate sia il caso di evitare una situazione di questo tipo nei giorni che precedono l’incontro con la commissione d’esame? (altro…)

Occhio all’insonnia in vista dell’esame!

insonnia pre esame- imemouniversity

L’insonnia è un nemico molto temuto soprattutto quando vivacizza le nottate in prossimità degli esami.

Niente di più facile!

Per quanto si possa essere preparati, infatti, il pensiero dell’esame, la paura di imprevisti o di fallimento possono disturbare notevolmente il riposo e generare insonnia.

D’altro canto l’insonnia è molto più comune di quanto si possa pensare, ne soffre infatti circa un terzo della popolazione mondiale, in prevalenza donne sembra, ma un dato certo è che con l’età adulta il rischio di imbattervi aumenta.

Il problema dell’insonnia durante il periodo pre esame, non consiste solo nel disagio di dover affrontare notti molto movimentate con mille pensieri per la testa su come andrà, sulle possibili domande della commissione o sulle conseguenze di un’eventuale bocciatura! (altro…)

La memoria vien…dormendo!

sonno- imemouniversity

Sembra proprio che sia possibile: la memoria vien dormendo!

Non solo è ormai assodato che il sonno possa migliorare il funzionamento della memoria, ma addirittura alcuni studiosi hanno cercato di dimostrare come il sonno possa aiutare il cervello a sopperire alle carenze dovute  a disturbi neurologici!

L’iniziativa parte da un gruppo di studiosi della Washington University di St. Louis, e lo studio è stato pubblicato sulla rivista Current Biology.

L’esperimento è stato effettuato analizzando 3 gruppi di moscerini, gli studiosi sono intervenuti sulla loro capacità di ricordare disattivando un gene fondamentale per la memoria, un gene diverso in ciascun gruppo. (altro…)

Per aiutare la memoria uno spuntino a base di cioccolato!

imemouniversity- memoria e cioccolato

Ebbene si, sembra sia possibile aiutare la memoria a funzionare meglio con uno spuntino a base di cioccolato!

Incredibile ma vero: tutti coloro che intendono rinunciare alle gioie di questa golosità per motivi di linea dovranno fare un doveroso passo indietro e pensare anche alle proprie facoltà di memoria. Tecnicamente il merito non sarebbe direttamente dell’amato cioccolato, ma di composti naturali che risultano essere piuttosto abbondanti nel cacao, si tratta dei flanovoli. (altro…)

Ansia da prestazione non ti temo!

ansia da esame - imemounivrsity

L’ansia da prestazione arriva, eccome se arriva!

Per quanto ci si possa illudere che si dimentichi di noi, alla fine, quando il pensiero dell’interrogazione si fa incalzante, eccola che spunta dal nostro stomaco, determinata, indisturbata: è l’ansia da prestazione!

In questo periodo dell’anno i giochi si stanno chiudendo, i professori stanno conducendo la classe alla fine dell’anno scolastico e il numero di prove ed interrogazioni si sta velocemente moltiplicando!

E’ qui che l’ansia da prestazione inizia a farsi sentire!

L’ansia da prestazione è causata da molti fattori, ma se riesce a raggiungere livelli molto alti può generare problemi e condurci lontano dal nostro obiettivo. (altro…)

Interrogazioni, esami, quiz di maturità: prepariamoci!

interrogazioni - imemouniversity

La fine dell’anno scolastico per alcuni vuol dire interrogazioni, esami, quiz di maturità per altri una sorta di liberazione e di tregua di 3 mesi.

Qualunque sia la prova che vi attende dietro l’angolo, una cosa è certa: non c’è un minuto da perdere.

A Marzo i vostri prof si stanno già chiedendo chi condurre successivo e come affrontare gli ultimi 3 mesi di scuola, che, a pensarci bene, considerando le festività pasquali e nazionali, sono anche meno di 3 mesi, dunque la parola d’ordine è: attivarsi subito!!!

Per molti le interrogazioni riguarderanno gli argomenti trattati nel programma di recente, ma per altri, in particolare quelli che affronteranno l’esame di maturità, la preoccupazione è quella di sostenere le ultime interrogazioni e iniziare a lavorare sulla tesina.

La pianificazione dello studio è fondamentale se non si vuole arrivare in ritardo alle cose da fare e se non si vuole avere una preparazione approssimativa o addirittura scadente per assicurarsi una bella bocciatura, oltre che una figuraccia assicurata!

Che si tratti di interrogazioni o esami non ha importanza: il momento della pianificazione del ripasso è fondamentale per una buona riuscita della performance. (altro…)

La gestione del tempo: I’m Tempo

Gestione del tempo - imemouniversity

Una delle urgenze a cui in molti devono far fronte riguarda sicuramente la gestione del tempo, il nostro corso del 18 Gennaio è stato pensato per offrire una soluzione a quanti rincorrono il proprio orologio e la propria agenda con molto affanno.

La gestione del tempo è una tematica molto importante perché il modo in cui utilizzate il vostro tempo influenzerà molto la vostra vita e spesso anche la vita di chi vi sta accanto.

Il tempo che si ha a disposizione è una risorsa molto importante, il tempo è l’unità di misura che scandisce la vostra giornata, è il contenitore di tutte le attività che svolgerete.

La cosa più grave che può accadere quando si parla di gestione del tempo è di sfruttarlo male il che inevitabilmente determina il fatto di perderlo.

Perdere tempo equivale a perdere molte opportunità.

Quante volte vi capita di avere una giornata libera, molte ore a disposizione, 2 o 3 cose da fare, eppure non riuscite ad eseguirle o concluderle?

Quante volte vi accorgete che facendo in un determinato modo, concentrandovi sulle attività da svolgere riuscite a risolvere un numero sorprendente di cose senza neanche rendervene conto? (altro…)

Memorizzare il calendario

memorizzare il calendario -imemouniversity

Si può memorizzare il calendario?

Memoria e calendario: un binomio che spesso ritorna!

Abbiamo infatti già parlato dell’importanza delle tecniche di memoria per evitare di dimenticare date ed eventi, oggi parliamo di un’altra abilità: memorizzare il calendario, ovvero capire in pochi secondi il giorno della settimana corrispondente ad ogni data.

Le tecniche di memoria sono strumenti preziosissimi da applicare in molteplici situazioni, senza dubbio ci risolvono molte cose soprattutto quando abbiamo davanti agli occhi manuali altissimi da studiare, ma abbiamo anche visto quanto siano fondamentali anche in situazioni meno “accademiche”, nella vita di tutti i giorni, quando andiamo in giro per risolvere questioni burocratiche, abbiamo visto quanto sia importante conoscere a memoria alcuni articoli di codice, oppure quanto sia più facile vincere attorno ad un tavolo da gioco se si ha la capacità di memorizzare le carte uscite.

Insomma la memorizzazione è un processo utile in molti campi della vita, sia quelli strettamente legati allo studio e al lavoro che quelli più vicini ai nostri interessi o alla quotidianità potendo sempre contare sulla conoscenza e la capacità di applicazione degli strumenti giusti e su tanta fantasia.

Memorizzare il calendario è una di quelle cose che può rivelarsi utile nei momenti più inaspettati, è vero che siamo dotati di molti strumenti per capire in pochi secondi il giorno corrispondente ad una data, ma è molto più figo sapere di poterci arrivare da soli! (altro…)

Memorizzare le carte da gioco

memorizzare le carte da gioco - imemouniversity

Memorizzare le carte da gioco si può!

Il Natale si avvicina e la tradizione chiama attorno al tavolo da gioco, per alcuni il gioco delle carte è un’attività che non si ferma nel corso dell’anno, ma per molti è un rituale legato alle feste natalizie, alle lunghe serata trascorse con familiari e amici a giocare.

Anche in questo caso la parola d’ordine è: fantasia…ma anche e soprattutto tecnica!

L’associazione, abbiamo ormai più volte ribadito, è al centro del meccanismo di memorizzazione e va applicata, anche in questo caso, per facilitare la memorizzazione delle carte da gioco. (altro…)

Memorizzare i numeri di telefono

memorizzare i numeri di telefono - imemouniversity

I numeri di telefono non possono mancare in questo percorso dedicato all’abilità nel memorizzare i numeri.

Memorizzare i numeri di telefono è un’esigenza che con l’avvento dei telefoni cellulari e relative rubriche è passata decisamente in secondo piano abituandoci ad avere sempre a portata di mano il numero telefonico desiderato.

Sono finiti dunque i tempi in cui a furia di comporre un numero alla fine si imparava a memoria e alla fine i più abili riuscivano a conservarne nella propria memoria anche un numero elevato!

La tecnologia di sicuro ha risolto l’esigenza di memorizzare i numeri di telefono, ma non offre soluzioni proprio a tutte le situazioni, può accadere infatti di trovarsi di fronte ad un’emergenza o di trovarsi in una situazione in cui non si ha la possibilità di consultare il cellulare. (altro…)

Memorizzare i numeri

memorizzare i numeri - imemouniversity

Abbiamo già parlato dell’importanza di saper memorizzare i numeri a proposito delle formule matematiche, oggi continuiamo su questa linea occupandoci delle date.

Lo studio di molte discipline, in particolare la storia, ci richiede l’abilità di memorizzare numeri che indichino date di nascita, di morte, di battaglie, di romanzi, e quando cominciano ad essere numerose non è che sia proprio facile tenerle tutte a mente.

Per non parlare di quando dimentichiamo i compleanni di fidanzate, amici o parenti e ci troviamo nell’imbarazzante situazione di dover chiedere scusa prima ancora di fare gli auguri.

Da anni ci occupiamo di tecniche di memoria e di sicuro non possiamo non riconoscere l’importanza di una tecnica che renda più facile memorizzare i numeri. (altro…)

Memorizzare le formule matematiche

imemouniversity - memorizzare le formule matematiche

Eccoci di fronte ad un altro step necessario e dolente: memorizzare le formule matematiche!

La matematica, un po’ perchè riguarda il misterioso mondo dei numeri, un po’ perchè effettivamente ad alcuni risulta ostica, mantiene inalterata negli anni questa sua reputazione di disciplina difficile.

La memorizzazione delle formule matematiche richiede molta concentrazione e dedizione soprattutto se si sceglie di inserire questa disciplina nel proprio progetto di vita liceale o universitario scegliendo appunto licei, facoltà o corsi di laurea che contengano un numero importante di esami che hanno a che fare con il mondo dei numeri.

Come far fronte a tutto ciò?

Come memorizzare le formule matematiche?

Le regole della memorizzazione non cambiano neppure se si ha a che fare con numeri, simboli e formule, anzi, come negli altri casi, entrano in azione la creatività, la fantasia e soprattutto l’associazione per facilitare il compito di chi deve memorizzare!

La memorizzazione dei numeri può essere facilmente risolvibile se si applicano le regole della conversione fonetica, che abbiamo già approfondito.

Una delle possibili difficoltà riscontrate dai nostri studenti nella memorizzazione dei numeri riguarda proprio la parte relativa ai segni grafici utilizzati per indicare le operazioni, ci riferiamo proprio al +  -  x  /  ed altri “codici” utilizzati nel linguaggio della matematica. (altro…)

Quiz Patente + e iMemoUniversity per superare il tuo esame di guida!

quiz patente - imemouniversity -guida&vai

Quiz Patente + e iMemoUniversity insieme per aiutarti a superare il tuo esame di guida!

L’idea dei quiz per la patente con iMemoUniversity nasce dall’esigenza di accogliere in pieno le necessità dei giovani studenti, o lavoratori, che si rivolgono a noi per apprendere le tecniche di memoria e ottimizzare i tempi dello studio.

ImemoUniversity diventa sempre più social ed entra nella vita degli studenti rispondendo non solo alle necessità prettamente scolastiche ma anche a quelle che riguardano la sfera degli interessi e le necessità personali, e nella fascia di età giovanile non possiamo certo ignorare un passaggio fondamentale, la patente, e il percorso per raggiungerla: il quiz per la patente!

Questo nuovo progetto nasce in collaborazione con Quiz Patente +, vedi il sito Guida e Vai, che si occupa, nello specifico, della preparazione al conseguimento della patente ed ha realizzato un’applicazione, sia per iPhone che per Android, utilissima per studiare la teoria ed esercitarsi svolgendo i quiz per la patente. (altro…)

Memorizzare gli articoli di codice

memorizzare articoli di codice - imemouniversity

Non si tratta di voler necessariamente conseguire una laurea in giurisprudenza, memorizzare gli articoli di codice può risultare vantaggioso per tutti.

Basti pensare all’andamento ordinario delle cose, basti pensare alla vita di tutti i giorni, alle cose che quotidianamente ci troviamo a gestire. Tutti noi, a prescindere dal tipo di lavoro che svolgiamo, dalla città in cui viviamo e le persone con cui abbiamo a che fare sicuramente siamo tenuti a gestire un gran numero di documenti.

Non c’è bisogno di arrivare alla vita di un adulto lavoratore per comprendere certe dinamiche, basta osservare i movimenti di uno studente che deve barcamenarsi tra documenti universitari, fiscali per il pagamento delle tasse, burocratici per la gestione degli esami e magari l’ottenimento di una borsa di studio!

Il tipo di vita che svolgiamo ci induce ad avere a che fare seppur in minima parte con nozioni di diritto, questo non equivale a dire che tutti dobbiamo metterci a studiare legge, ma interessarsi all’argomento e memorizzare gli articoli di codice non è una pratica da sottovalutare per essere facilitati in tante cose e non dover ricorrere alla consulenza legale per ogni pratica.

Quanto possiamo aiutarci con le tecniche di memoria nel memorizzare gli articoli di codice?

In primo luogo può essere di grandissimo aiuto conoscere le regole base della struttura di un articolo. (altro…)

Memorizzare le parole astratte

imemouniversity - memorizzare parole astratte

Memorizzare le parole astratte presenta senza dubbio molte più difficoltà che memorizzare termini che siano direttamente collegabili ad un’immagine!

Le parole astratte, così come i concetti, richiedono uno sforzo maggiore e la capacità di sfruttare la creatività per creare delle associazioni mentali così forti da rimanere impresse nelle memoria.

Qual è il modo più efficace per memorizzare le parole astratte?

La risposta è nel P.A.V!!! (altro…)

Memorizzare i nomi

ricordare i nomi - imemouniversity

Memorizzare i nomi delle persone è un aspetto spesso sottovalutato nelle relazioni interpersonali.

Quante volte vi sarà capitato di non ricordare il nome di una persona che vi capita di incontrare spesso, o peggio ancora, di dimenticare il nome di quella persona dopo pochi secondi che vi è stata presentata?

Chiamare una persona per nome è importante, perchè rende più facili i rapporti sociali e professionali, uno dei modi più efficaci per compiacere una persona è proprio chiamarla per nome. (altro…)

Quanto tempo ti occorre per leggere? Arriva la lettura veloce

lettura veloce - imemouniversity

Quanto tempo ti occorre per leggere? Hai già sentito parlare di lettura veloce?

La lettura veloce è uno strumento potentissimo per apprendere contenuti ottimizzando tempo e risorse mentali.

Dal precedente post abbiamo iniziato ad approfondire il tema della lettura veloce, fortemente basato sull’efficacia di un metodo utile per l’apprendimento in una prospettiva di utilizzo intelligente del tempo e delle risorse investite.

Scontato dire che qualunque studente preferirebbe dedicare allo studio il tempo necessario avendo a disposizione anche qualche ora tutta per sè. (altro…)

Vuoi sapere di più in meno tempo? Impara la lettura veloce!

lettura veloce - imemouniversity

La domanda che in ogni corso poniamo ad ogni singolo partecipante è la seguente: “Non sei stanco di perdere tempo inutilmente?” e, a risposta affermativa ovviamente, aggiungiamo: “Impara la lettura veloce!”

La lettura veloce è il metodo più efficace per assimilare concetti senza correre il rischio di perdere tempo inutilmente. (altro…)

Oggi tocca alla memoria a breve termine verbale!

imemouniversity- memoria a breve termine

Proprio così: oggi tocca alla memoria a breve termine verbale!

La memoria a breve termine è stata già oggetto di un precedente post, oggi approfondiamo  meglio l’argomento!

Anche la memoria a breve termine ha una sua organizzazione interna. Se proviamo ad immaginare la memoria come un insieme di scatole, la memoria a breve termine rappresenta uno dei due scomparti principali, essa infatti si articola in: memoria a breve termine verbale e memoria a breve termine visuospaziale, oggi analizzeremo la memoria a breve termine verbale! (altro…)

Allarme Neet: una soluzione nelle tecniche di memoria

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L’allarme Neet richiede una soluzione immediata, noi proponiamo le tecniche di memoria!

Intanto, prima di entrare nel merito della questione, cerchiamo di capire meglio chi sono i Neet e perchè la loro situazione genera allarmismo al punto da proporre nelle università italiane la presenza di un coach che accompagni gli studenti nelle loro scelte accademiche e poi professionali.

Neet sta per “not (engaged) in education, employment or training”, ovvero ragazzi non impegnati nello studio, nel lavoro, nella formazione, ragazzi che, in termini molto pratici, non fanno nulla e che dunque, o per mancanza di volontà o per incapacità di scelta, non si stanno occupando della propria crescita personale nè, tantomeno, professionale. (altro…)

Tutta colpa della memoria a breve termine

memoria a breve termine - imemouniversity

Ebbene si, tutta colpa delle memoria a breve termine quando passate le ore a cercare gli occhiali, le chiavi, il telecomando o quando avete appena scritto la lista della spesa e non ricordate la maggior parte delle cose che sono in elenco.

La memoria a breve termine è la diretta responsabile di quella veloce fuga di informazioni che si verifica quando un dato non riesce a prolungare la sua presenza nei nostri ricordi.

La memoria a breve termine è quella che non ci consente di immagazzinare a lungo un’informazione, ad esempio quando dimentichiamo qualcosa che ci è servito solo per qualche secondo e una volta assolto il compito l’informazione non ci serve più. (altro…)

Incontro sulla gestione dello stress e dell’ansia pre esame

Nei giorni più caldi della preparazione dell’esame di maturità, abbiamo affrontato la gestione dello stress e dell’ansia pre esame proprio per sostenere i nostri studenti in questa fase delicata.

Vediamo i principali argomenti trattati nel nostro workshop per riuscire a superare al meglio lo stress pre esame:

  • differenza tra lo stress(eustress) buono che aiuta a rimanere svegli e attenti, capaci di reagire e lo stress cattivo (distress) che ci inibisce al momento della performance impedendoci di raggiungere buoni risultati;
  •  l’ansia dipende dalla paura di come potrebbe andare un qualcosa a cui teniamo, la paura di non essere all’altezza delle situazioni, infatti l’ansia da esame di solito colpisce gli studenti preparati e desiderosi di ottenere un risultato alto: immaginano che tutto andrà storto. Un ottimo modo per affrontarla è iniziare a cambiare nella nostra testa l’immagine che si crea dell’evento che dobbiamo affrontare: se mentalmente modifichi l’immagine dell’evento l’ansia diminuisce drasticamente e il tuo corpo impara a reagire alla situazione partendo dal fatto che noi facciamo quello che il nostro cervello immagina;
  •  tecnica di rilassamento mentale attraverso l’utilizzo dei colori seguita da una visualizzazione partendo da diversi giorni prima della prova mettendoci in una situazione di calma e tranquillità, concentrandoci sulle energie che sarà importante avere durante la prova;
  • consigli da mettere in pratica subito prima della prova: scaricate la tensione facendo delle respirazioni diaframmatiche oppure contraete tutti i muscoli e poi rilasciate di colpo. Questo movimento aiuta a scaricare la tensione.
  • consigli legati all’alimentazione pre esame: mangiare sano, evitare cibi troppo calorici e poco sani e quantitativi esagerati di caffè;
  • consiglio di comunicazione: durante l’esame tenete le mani sul banco, denota sicurezza e onestà, guardate tutti i professori non solo il presidente di commissione, siate chiari quando spiegate.

Applicando questi piccoli accorgimenti sarete pronti per superare brillantemente l’esame.

 

 

Come vestirsi all’esame di maturità

by skuola.net

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come vestirsi all’esame di maturità?

E’ importante nel contesto scolastico e in un’occasione così importante prestare attenzione al look?

Ecco i nostri consigli “lampo” per essere adeguati e soprattutto efficaci, perchè l’impressione che trasmettiamo al nostro interlocutore è fondamentale a prescindere dalla nostra preparazione sui contenuti:

 

  • presentarsi freschi e ben curati: fondamentale dare un’idea di freschezza e non avere un aspetto trascurato o trasandato;
  • essere se stessi: indossare un abbigliamento che faccia sentire a proprio agio è importante per il modo in cui ci si relaziona con gli interlocutori;
  • evitare gli eccessi: ok essere se stessi ma senza scadere in eccessi poco oppurtuni, come, ad esempio, le trasparenze che lasciano intravedere l’intimo, oppure abiti strappati;
  • evitare uno stile da mare: per quanto possa far caldo ed essere nel pieno della stagione estiva, sono assolutamente vietati pantaloni corti, infradito, top che lascino in bella vista spalle, ombellico e scollature;
  • evitare un trucco troppo appariscente: optare per un trucco leggero che non faccia apparire volgari e non si sciolga mentre si espone la tesina;

 

Sempre adatta una polo da abbinare a un jeans per i ragazzi, per le ragazze anche un vestitino non troppo corto, va bene lunghezza ginocchio, e non scollato.

Avere cura di sè denota rispetto per se stessi e per gli altri e soprattutto denota il modo in cui ci prendiamo cura delle cose.

Buon esame, in gran stile, a tutti!

Come alimentarsi prima degli esami

Come alimentarsi prima degli esami?

Abbiamo sinora analizzato gli aspetti tecnici e contenutistici delle diverse fasi degli esami, ora entriamo nel merito della cura della persona a partire proprio dall’alimentazione durante il periodo di preparazione dell’esame.

Gli elementi da prendere in considerazione sono soprattutto 2:

  • L’apporto energico che il periodo richiede;
  • La temperatura che nei mesi estivi può disturbare notevolmente la preparazione di un esame;

Mai sottovalutare, dunque, le sane abitudine da seguire in questa fase delicata.

L’alimentazione condiziona la nostra capacità di concentrazione, la nostra energia e, in generale, il nostro rapporto con gli eventi esterni.

Un piccolo, veloce elenco, delle sane abitudini alimentari da seguire nella preparazione di un esame:

  • Evitare di assecondare la fase compulsiva: può verificarsi che l’ansia da esame ci spinga verso il frigo in maniera poco sana. Non mangiare mentre si studia!
  • Bere molta acqua: un fisico ben idratato e fresco è fondamentale quando alla mente è richiesta lucidità e concentrazione. Bere dunque, poco alla volta, durante la giornata;
  • Non mangiare cibi troppo calorici: la sensazione di pesantezza è nemica della concentrazione e della motivazione allo studio;
  • Assumere vitamina C (frutti di bosco, agrumi) e vitamina E (piselli, mandorle, noci), favoriscono la circolazione sanguigna e sono degli ottimi antiossidanti molto utili nella gestione dello stress. Assumere molta frutta, inoltre, è un ottimo modo per fare degli spuntini frequenti durante la giornata. La frutta secca fondamentale per dare un input energico alla nostra giornata;
  • Assumere quantità limitate di carboidrati: importanti, ma nella misura giusta, in particolare consigliamo pane integrale e cereali. Evitiamo piatti di pasta in porzione gigante limitandoci ad assumere ciò di cui l’organismo ha realmente bisogno.
  • Fare 5 pasti durante la giornata: mai saltare i pasti, in particolar modo la prima colazione che ci consente di dare il via alla nostra giornata. Pasti leggeri e ricchi proteine, accompagnati da diversi spuntini durante la giornata;
  • Evitare assolutamente bevande alcoliche, bibite gassate, fritti.

Buon esame e non dimenticare mai: mens sana in corpore sano!

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Come sconfiggere l’ansia per l’esame orale

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Come sconfiggere l’ansia per l’esame orale?

Siamo ormai alla vigilia dell’ultima fatica, quando sembra di aver già fatto molto, sostenuto il tema, la prova specifica e il quizzone, manca invece un blocco importante: la prova orale con discussione della tesina. L’ansia per l’esame orale dipende dal fatto che l’approccio orale presenta sicuramente difficoltà emotive superiori rispetto allo scritto perché richiede il diretto confronto con i nostri interlocutori, nello specifico i professori!

 

 

Lo stress a questo punto può raggiungere livelli molto alti e deporre decisamente a nostro sfavore.

E’ fondamentale dunque munirsi di tutte le strategie possibili per evitare di cadere nella trappola dell’ansia da esame. Lo stress da esame dipende principalmente dalla mancanza di una solida sicurezza di conoscere a fondo tutti gli argomenti del programma o della tesina, dalla paura che ci venga chiesto quello a cui non sappiamo rispondere.

Come già anticipato nel post dedicato alla gestione dello stress, è sicuramente di grande aiuto iniziare dalla tesina, di cui conosciamo a fondo il contento in modo da partire in maniera brillante e acquisire sicurezza per la parte restante dell’interrogazione.

Per acquisire maggiore sicurezza è importante ripassare in primo luogo le cose che ci appaiono meno chiare, quelle che ricordiamo con minor precisione.

E’ fondamentale immaginare nelle sere precedenti all’esame, il giorno dell’esame come un momento positivo, in cui saremo in grado di rispondere correttamente a tutte le domande.

Dunque regola d’oro: evitare previsioni  catastrofiche, visto che siamo bravissimi a immaginare le tragedie quando siamo in preda allo stress e…buon esame!

Come esporre la tesina

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Come esporre la tesina?

Ecco un altro step della nostra serie di suggerimenti per superare alla grande l’esame di maturità.

Abbiamo visto finora tutti i passaggi del processo di preparazione dell’interrogazione d’esame, dalla pianificazione del ripasso, alla memorizzazione della tesina, alla stesura del tema con l’ausilio delle tecniche di memoria e alla preparazione del quizzone.

 

Veniamo ora al momento tanto temuto dalla maggior parte degli studenti: il momento della prova orale, l’esposizione della tesina.

Prima di entrare nel merito degli aspetti tecnici dell’esposizione, partiamo proprio dalla fase iniziale, il modo di approcciare e di presentarsi davanti a una commissione.

Abbiamo più volte ribadito quanto poco tempo sia necessario affinché  gli altri si costruiscano un’ impressione di noi, e dunque, in primo luogo, presentarsi in ordine, con un aspetto fresco e curato, è senz’altro un particolare che depone a nostro vantaggio in quanto denota l’importanza che riconosciamo al momento dell’esame.

Passiamo agli aspetti tecnici della prova orale:

  • avere molto chiara la mappa mentale, fondamentale anche in questa fase, dunque memorizzarla avvalendoci al massimo della nostra memoria fotografica.
  • costruire l’esposizione attraverso una procedura per punti chiave, da avere bene in mente per avere chiaro e lineare l’iter dell’esposizione e per trasmettere un senso di sicurezza.
  • mantenere il contatto visivo con tutti i professori della giuria e non solo con quello che insegna la materia che stiamo esponendo in quel momento.
  • se stiamo esponendo un argomento di matematica non è detto che non interessi al prof di storia, pertanto rivolgiamoci a tutti quando parliamo.
  • cerchiamo di avere un tono di voce che rispecchi quello del nostro interlocutore.

Questi i suggerimenti per l’esposizione orale, naturalmente, primo fra tutti, avere un’ottima preparazione!

Come prepararsi al quizzone di maturità

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Come prepararsi al quizzone di maturità?

Questa la domanda che molti studenti si sono posti in queste ultime settimane in vista della terza prova d’esame prevista per il giorno 23 Giugno.

Gli argomenti da preparare sono molti, si tratta di gestire più materie e la cosa di per sè potrebbe spaventare.
Abbiamo dedicato questo post al quizzone d’esame proprio per riassumere in maniera molto schematica i passaggi da effettuare per arrivare preparati alla terza prova e raggiungere risultati eccellenti. Abbiamo già parlato dell’importanza della pianificazione del ripasso, momento importantissimo per avere una panoramica chiara e precisa della padronanza che si ha degli argomenti trattati durante l’anno scolastico.Teniamo sempre ben presente che una buona pianificazione del ripasso ci consente di arrivare al momento dell’esame non solo con una preparazione adeguata, ma anche con una sicurezza e consapevolezza utilissime nella gestione degli stati emotivi.

Facciamo dunque in modo di non ridurci all’ultimo giorno per studiare o ripassare, ma di dedicare la giornata precedente all’esame al rilassamento. Durante il ripasso naturalmente è fondamentale avvalersi delle tecniche di memorizzazione per assimilare ottimamente i contenuti.

Lavorare con un buon metodo è un segreto incomparabile per raggiungere l’obiettivo di superare l’esame a pieni voti.

L’utilizzo delle mappe mentali, all’intero delle quali collocare le parole chiave che abbiamo individuato nel testo, è di grandissima utilità.

Quando si ha l’esigenza di gestire motli argomenti, è importante, al fine di favorire la memoria, crearsi delle associazioni mentali visive, la caratteristiche che queste associazioni devono avere è che devono essere particolari, fuori dal comune. Più le immagini sono nitide e colorate più si imprimono nella nostra memoria. Questa tipologia di associazioni favorisce la sedimentazione di un ricordo stabile e duraturo. Ancora più efficace e potente ai fini della solidità del ricordo è l’immagine in movimento, questo perchè l’83% della nostra memoria è visiva.

Ultimo accorgimento, ma non intermini di importanza, impariamo a controllare gli stati emotivi negativi, alleniamoci dunque a mantere alto il livello di eustress come spiegato nel nostro precedente post sulla gestione dello stress.

Buon quizzone a tutti!

Avere una buona memoria per il tema d’esame

studente stressato

Quanto è importante avere una buona memoria per il tema d’esame?

Il momento della prova scritta, rispetto ad una performance orale, ha sicuramente il vantaggio di non esporre nell’immediato lo studente allo stress dell’esposizione di un argomento. Alla prova scritta è dedicato più tempo e, sicuramente, all’interno dell’arco temporale definito, è prevista la possibilità di: ritoccare, modificare, eliminare, integrare.

Pur non presentandosi le condizioni di immediatezza di una prova orale, tuttavia anche lo scritto richiede delle abilità mnemoniche non indifferenti soprattutto se la traccia che si sceglie non riguarda il cosidetto tema libero, ma un approfondimento del programma didattico svolto e dunque studiato. E’ fondamenale dunque arrivare alla prova d’esame scritta preparati, potendo contare su un efficace metodo di studio.

Durante la stesura di un tema lo studente ha il tempo di ripercorrere l’argomento studiato e pianificarne la trattazione scegliendo i punti che vuole approfondire e ordinando i concetti secondo una scaletta di priorità. Lo studente in sede di prova scritta ha la possibilità di organizzare il tema sulla base di una mappa da sviluppare nell’esposizione scritta.

Rivediamo dunque tutto il processo di studio, memorizzazione e organizzazione della mappa per comprenderne l’efficacia al momento del tema d’esame.

E’ oppurtuno in questa sede ripercorrere le quattro fasi fondamentali nello studio di un testo e la procedura di organizzazione e memorizzazione dei concetti:

  • Lettura di supervisione: è il primo approccio con il testo  e ci fornisce una visione globale dei contenuti.
  • Lettura critica: è una lettura più dettagliata ed è la fase in cui si individuano le parole chiave.
  • Verifica della parola chiave: controllare che sia davvero efficace, ovvero se visualizzandola il concetto mi torna alla mente in maniera chiara.
  • Memorizzazione: è un processo ben articolato e strutturato e riguarda la collocazione delle parole chiave all’interno di una mappa mentale, utilizzando una serie di tecniche di associazione mnemonica per fissare ottimamente i concetti.

Questa breve rivisitazione del processo di studio ci è utile per comprendere le fasi che precedono il momento della performance, in cui lo studente, se ha correttamente svolto tutti gli step, sarà in grado di organizzare la stesura di una mappa mentale per l’elaborazione di un tema.

Se si sceglie un tema di esame con un argomento di attualità, di approfondimento di tematiche che si sono trattate lateralmente rispetto al programma didattico, è utilissimo fare prima un brainstorming per ripercorrere: gli articoli letti, le interviste ascoltate, le discussioni svolte in classe. In questo caso la mappa mentale è fondamentale per pianificare e soprattutto ordinare concetti che si sono trattati in maniera meno schematica e didattica. Una volta ordinati i concetti sarà più facile definire l’introduzione, il corpo e la conclusione del discorso e riuscire in una trattazione organica dell’argomento.

Un piccola nota d’emergenza: la conoscenza approfondita di un autore può essere di grande aiuto nella stesura di un tema anche se la traccia riguarda un’opera dello stesso autore che non abbiamo approfondito. Conoscere la corrente letteraria, artistica, storica, ci fornisce moltissime informazioni preziose anche se non siamo preparatissimi sull’opera specifica che nel tema ci viene richiesta.

 

 

Memorizzare la tesina: una fase fondamentale nella preparazione di un esame o interrogazione.

Pedagogia generale 2

Memorizzare la tesina è una fase fondamentale nella preparazione di un esame o interrogazione.

Dopo la fase del ripasso dell’intero programma da studiare, in questa sede ci concentreremo sulle strategie per memorizzare i punti chiave della tesina.

In primo luogo è importante individuare della parole chiave che possano essere rappresentative di un concetto e dunque utili per ricordarlo. Una volta individuate le parole chiave il passaggio successivo consiste nel costruire una mappa mentale nella quale inserire le parole chiave. E’ importante aver compreso i concetti in modo approfondito prima di costruire la mappa per evitare di perdere tempo prezioso in un successivo momento nel tentativo di ricostruire l’informazione incompleta. La mappa va costruita in modo chiaro, leggibile e facile da immaginare, in questo modo aiutiamo la fase della memorizzazione considerando che la nostra memoria è prevalentemente visiva.  A questo punto è necessario visualizzare i macro argomenti della mappa e stabilire i collegamenti tra i vari punti in cui si articola il macro argomento e anche tutti i link tra i micro argomenti. Una volta sistematizzata la mappa si è pronti per iniziare a simulare il momento dell’esposizione e rendere al meglio la parte di comunicazione al pubblico.

La pianificazione del ripasso nella preparazione di un esame o di un concorso

La pianificazione del ripasso rappresenta un momento fondamentale nella preparazione di un esame.

Vi proponiamo qualche piccolo suggerimento per raggiungere risultati eccellenti in un esame scolastico o in un concorso.

Che si tratti di un esame scolastico, di un concorso di lavoro o di una singola interrogazione non ha importanza: il momento della pianificazione del ripasso è propedeutico per una buona riuscita della performance.

L’ approccio con contenuti nuovi richiede, a seguito della prima fase di studio e di selezione di ciò che è rilevante per noi, un ulteriore processo di sedimentazione di questi contenuti per far si che lo studente riesca davvero a sentirli propri e a padroneggiarli con molta sicurezza per evitare quella fastidiosissima sensazione di gestire le proprie conoscenze in maniera parziale e approssimativa.

E’ importantissimo dunque pianificare dettagliatamente la fase di consolidamento delle conoscenze acquisite: il ripasso.

Prima di inoltrarsi nel percorso di ripasso è importante accertarsi di aver trattato tutti gli argomenti previsti nel programma da presentare, il ripasso si comincia nel momento in cui la prima fase di studio si è conclusa.

La nostra memoria conosce fasi alterne nel ricordo dei concetti, per questo motivo è importante sapere quando è più efficace metterla a lavoro. Il ripasso deve incominciare entro il primo giorno dopo che si è terminato lo studio e per i successivi 7 giorni. Nelle 24 ore successive alla fine dello studio, la memoria vive una fase di down in cui non rende al massimo delle sue potenzialità, nella fase tra le 24 e le 48 ore successive rispetto alla fine dello studio la memoria raggiunge il picco massimo di potenzialità. Questo è  il motivo per cui non bisogna studiare il giorno prima dell’esame proprio perché nelle 24 ore successive il ricordo di ciò che si è studiato è molto più debole.preview

Volendo individuare degli step nella fase di ripasso possiamo schematizzare il processo basandoci sul seguente esempio: lunedì finisco di studiare, martedì inizio il primo ripasso, lunedì della settimana successiva ripasso nuovamente quello che ho studiato il lunedì della settimana prima.

La pianificazione del ripasso è uno strumento utilissimo per l’organizzazione dello studio ed è una fase imprescindibile per il raggiungimento di risultati eccellenti.

Chiudiamo il post con un ulteriore suggerimento: non ripassate il giorno prima dell’esame per i motivi indicati in precedenza, se ne sentite il bisogno, piuttosto ripercorrete velocemente i passaggi fondamentali per avere la sicurezza di conoscerne dettagliatamente i contenuti.

A proposito di tecniche di memoria

A proposito di tecniche di memoria, facciamo un breve viaggio nel tempo alla ricerca di tecniche e strategie utilizzate per memorizzare i concetti, sin dall’epoca della tradizione orale.

Prima che il fenomeno dell’alfabetizzazione cambiasse le sorti dell’umanità, aedi e cantori si avvalevano dell’ausilio di tecniche mnemoniche molto efficaci non potendo contare sulla staticità di un testo scritto. La memoria riveste da sempre un compito preziosissimo: quello di conservare e proteggere l’arte e la storia; tanto che al suo stesso nome vengono attribuite origine divine: la dea greca Mnemosine, madre delle muse dedite alla protezione degli eventi incancellabili nel tempo e dunque custodi dell’immortalità. (altro…)

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